LA POESIA INCARNATA


Editoriale del 16 agosto 2013

Quando si parla di poesia pensiamo tutti alle parole. Poetico però può essere anche un gesto, un comportamento, uno stile di vita.
Ce lo dice Ovidio nelle Metamorfosi. Perseo dopo aver massacrato a colpi di spada un mostro marino va a lavarsi le mani. il suo problema è dove posare la testa di Medusa, che porta sempre con sé dopo aver vinto il terribile mostro. E qui Ovidio ci mostra quanta delicatezza d’animo, quanta poesia, sia necessaria per essere un Perseo:
«Perché la ruvida sabbia non sciupi la testa sanguicrinita egli rende soffice il terreno con uno strato di foglie, vi stende sopra dei ramoscelli nati sott’ acqua e vi depone la testa di Medusa a faccia in giù».
Il nemico d’un tempo ora è una testa deteriorabile e fragile, nei confronti della quale Perseo compie un gesto di rinfrescante gentilezza. Ne segue un miracolo: i ramoscelli marini a contatto con la Medusa si trasformano in coralli, e le ninfe per adornarsi di coralli accorrono e avvicinano ramoscelli e alghe alla terribile testa.
Di miracoli come questi sarebbe piena la vita se fossimo capaci di gesti poetici come quello di Perseo e di incarnare la poesia.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Perseo l’invincibile (1963) diretto da Alberto De Martino con Richard Harrison. Effetti speciali di Carlo Rambaldi

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