LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO


Editoriale del 14 giugno 2018

Ho sempre provato rispetto per i suicidi, anche quando a togliersi la vita, senza nessuna ragione apparente, è qualcuno che ti illumina la strada, e non parlo solo di persone di successo. Il numero di suicidi è in forte aumento in tutto il mondo. Non necessariamente per problemi di salute mentale, quanto per una moltitudine di fattori, spesso concomitanti: l’aumento del consumo di droghe; le difficoltà economiche, di salute, sociali, affettive; l’emulazione; il carcere; la disponibilità di armi da fuoco. I poliziotti che si tolgono la vita sono più numerosi di quelli che muoiono sul campo. E la prevenzione? Non agisce mai sui fattori di rischio, si attua sempre alla fine del percorso. Poteva essere salvato? Avrebbe voluto essere salvato? Non sempre il suicidio è frutto di un impulso momentaneo, e in ogni caso non riesco a immaginare David Foster Wallace o Anthony Bourdain che con il cappio in mano chiamano il numero verde del servizio di prevenzione e chiedono aiuto, senza ridere, allo psicologo di turno. Ci vuole classe per suicidarsi senza tentennamenti. O per non farlo, come insegna Emil Cioran (“Tutti gli strumenti ci aiutano, tutti i nostri abissi ci invitano a farlo, ma tutti i nostri istinti vi si oppongono…”). A fronte di chi ci lascia senza dubbi o rimpianti, milioni di disperati stanno in bilico sul vuoto, sperando che qualcuno o qualcosa li induca a desistere. Pare ad esempio che aver messo i parapetti su un ponte celebre come il Golden Gate a San Francisco abbia evitato centinaia di suicidi. Pensateci, la prossima volta che camminate su un ponte. Il parapetto serve soprattutto a evitare che vi lanciate di sotto.

Marco Schintu

(Uffici pesi e misure di Aristan)

A fronte di chi ci lascia senza dubbi o rimpianti, milioni di disperati stanno in bilico sul vuoto, aspettando che qualcuno o qualcosa li induca a desistere… (da LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO – editoriale di Marco Schintu)

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