LA PROVA DELL'ESISTENZA DI DIO


Editoriale del 9 dicembre 2014

Sul treno che mi portava a Pisa alle sei di mattina, l’ultimo anno dell’Università, ero rintronato dal sonno più del solito, per essere andato a letto alle 2, dopo una lunga discussione notturna sui massimi sistemi per le vie di Piombino con Gianluca, da sempre il mio miglior amico. Cercavo addirittura di convincerlo dell’esistenza di Dio, con appassionate argomentazioni. Si siede nel mio scompartimento un coetaneo che conoscevo di vista e, con mio gran fastidio, attacca a ciarlare di calcio e di ragazze. Poi, incurante del mio silenzio assonnato, mi chiede, accorato, come faceva uno intelligente come me a frequentare un cretino come Gianluca. Guarda, mi dice preoccupato, che quello lì è proprio un deficiente, ma l’hai visto come va conciato? Alludeva al look dark, agli orecchini e agli atteggiamenti poco convenzionali del mio amico. Allora mi sono risvegliato come per una folgorazione e mi sono messo a ridere di gusto, che non ce la facevo a smettere. Lui rimane sbigottito e mi chiede cosa avevo da divertirmi così e io, soffocato dalle risate, gli rivelo che avevo dormito meno di tre ore proprio perché ero rimasto a perdere tempo fino a notte fonda per convincere quel cretino dell’esistenza di Dio. E quello che più mi faceva sganasciare è che io ritenevo Gianluca l’amico più intelligente e sensibile che conoscevo. E invece scoprivo ora che era un demente. Tentavo di spiegargli che quello che mi entusiasmava era la sublime discrasia dei punti di vista, poco importava che Gianluca, che era stato mio compagno di banco alle elementari e sarebbe stato poi anche il mio testimone di nozze, fosse un genio o un citrullo. Era ganzissimo il mondo che, nella sua complicata varietà, ospitava pareri così discordi: mi pareva non solo un’altra dimostrazione dell’esistenza di Dio, ma anche che Dio aveva un senso dell’umorismo divino. Non m’importava difendere la reputazione di Gianluca, chi se ne frega com’era: mi incantava il paradosso che, per quel supposto demente, avessi fatto le 2 e mi trovassi in uno stato comatoso. Se aveva ragione lui, io ero ancor più scemo di Gianluca: scemo e + scemo. Formidabile! Ma lui non capiva e mi guardava strano. Così scesi dal treno con la convinzione che lo scemo era lui, Gianluca avrebbe capito benissimo il mio buonumore. Infatti quando gli raccontai l’esipodio (come diceva Totò), schiantammo di nuovo entrambi dalle risate.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Scemo & + scemo ( 1994) diretto da Peter e Bobby Farrelly ed interpretato da Jim Carrey e Jeff Daniels.

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