LA RIMPATRIATA NO!


Editoriale del 4 giugno 2013

Se vi propongono una rimpatriata coi compagni di liceo, declinate l’invito e rimanete a casa. Vi risparmierete una serata deprimente e imbarazzante, che riunisce penosamente un gruppo di estranei che fingono un’improbabile familiarità. Ed eviterete di rispecchiare in quelle figure invecchiate e frustrate le rughe e i fallimenti della vostra vita, impietosamente evidenti quando si misura all’improvviso il tempo trascorso dalla giovinezza. Il bilancio rischia di essere devastante. E’ quanto accade nel romanzo del viennese Franz Werfel (1890-1945) “Anniversario dell’esame di maturità” al giudice quarantatreenne Sebastian, il quale riconosce nell’imputato Adler, accusato dell’omicidio di una prostituta, un ex-compagno di classe. Al disagio per la cena con quei vecchi amici, nei quali ritrova ingigantiti e cristallizzati i difetti di carattere dell’adolescenza, si aggiunge il pesante e giustificato senso di colpa per la sorte dello sciagurato Adler, un “idiota” dostoevskijano tutto spirito e purezza, crudelmente angariato ai tempi del liceo da Sebastian, che risulta invece una sorta di “uomo del sottosuolo” o di musiliano “uomo senza qualità”, fino a spingerlo all’abbandono della scuola. Nera parabola sull’impossibilità dell’amicizia, la prima parte di questo memorabile romanzo sfiora la perfezione: il racconto di quella tragica serata, con la messa a fuoco delle varie personalità dei convenuti e la spettrale apparizione del decrepito professore di storia già ostaggio della morte, è di quelli che non si dimenticano. Più convenzionale il seguito, secondo i modi di un espressionismo di maniera, che lascia però il segno quanto più si compiace di lacerare la cattiva coscienza del protagonista, facendo riaffiorare il male che si annida nelle pieghe del quotidiano. Ma nel finale c’è un colpo d’ala, una sorpresa che dimostra quanto avesse ragione Heimito von Doderer a dire che l’infanzia è come un secchio di vernice sulla nostra testa, il cui contenuto ci rovescerà addosso per tutta l’esistenza. Ciò che accadde in quel liceo ha distrutto per sempre due vite, quella di Adler e quella di Sebastian, prigionieri di un gioco crudele, mosso dall’invidia e dalla volontà di prevaricare, dall’inganno e dalla viltà, dall’inettitudine della vocazione intellettuale e dalla meschina volgarità del successo pratico. Tutti ingredienti primari di quel microcosmo dalle dinamiche diaboliche che è un’aula scolastica.

Fabio Canessa
(preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da La rimpatriata (1963) diretto da Damiano Damiani, con Walter Chiari

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