LA RIVINCITA DEI DEFORMI


Editoriale del 10 luglio 2014

La produzione di ortaggi e frutti deformi, così brutti da non poter essere esposti in nessun banco di vendita, è stimata in Francia al quaranta per cento. Carote sconce, mele bifronti, melanzane bitorzolute, limoni tentacolari. Uno spreco immenso, considerato che finiscono tra i rifiuti. Una catena di supermercati ha pensato bene, visto che in fondo la loro qualità alimentare è la stessa di quelli di forma perfetta, di metterli in vendita a prezzi più bassi con l’etichetta “moche”. L’operazione sta avendo un successo straordinario. “Moche” è uno degli aggettivi più popolari tra i francesi. Serve a liquidare impietosamente tutto ciò che presenta carenze o difetti di qualsiasi natura, pur mantenendo una buona dose di ironia. Col termine “moche” si stroncano cose, persone, opere, vite, mondi.
Ma allora, passando a noi umani, non potrebbe essere questa un’occasione di riscatto per tutti coloro che vengono rifiutati solo perché non hanno una faccia da catalogo? Esistono milioni di strabici, orecchiuti, pappagorgici, brachicefali ed è “moche” persino il sottoscritto. Vergognarci e nasconderci? Potremmo costituirci in associazioni e corporazioni, vendendo cara la nostra diversità. Al momento però ortaggi e frutti deformi, occorre ricordarlo, costano il trenta per cento in meno.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

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