LA SCIENZA E LE VISPE TERESE


Editoriale del 29 aprile 2020

 

Fa una certa impressione sentire ancor oggi coloro che ci governano meravigliarsi del fatto di non poter contare su risposte univoche da parte degli scienziati e su previsioni certe in merito al decorso del coronavirus da poter tradurre in scelte, sulla fase di ripartenza, prive di rischi per loro.

Questo stupore è figlio della mancata comprensione del fatto, evidenziato da Bruno de Finetti già nel 1934 in un aureo libretto scritto quando aveva 28 anni, che la crescita esponenziale della conoscenza va gestita e per farlo non ci si può affidare alla sola previsione, cioè al semplice desiderio di “sapere come le cose andranno… come se andassero per conto loro!”. Si tratta “di un problema di decisione, non di previsione”. Questo è l’aspetto che non può essere ignorato: per l’uomo la previsione non è un fine, ma un mezzo, uno strumento per assumere decisioni efficaci, per cui è necessario abbandonare l’idea unidimensionale di semplice osservazione dell’andamento degli scenari in sé per entrare nella prospettiva della costruzione di questi scenari attraverso l’azione e la prassi, cioè con l’intervento attivo di soggetti (quali dovrebbero essere i politici!) capaci di misurarsi con la casualità e l’incertezza, dal momento che ormai quest’ultima è la frontiera mobile della conoscenza.

Quello che de Finetti aveva previsto già quasi un secolo fa è che proprio i progressi della conoscenza, e le innovazioni che ne derivano, ci avrebbero privato sempre più della tranquillizzante possibilità di ricorrere all’evidenza e alla possibilità di proiettare nel futuro le regolarità del passato. Questa è la base del “ragionamento induttivo”, che precisa il senso e il modo in cui si fanno, ed è giustificato fare, delle previsioni, in termini di probabilità, basandosi sull’esperienza, e precisamente sull’osservazione della frequenza dei successi in un numero (possibilmente grande) di casi “analoghi” a quello (o quelli) di cui ci interessa prevedere il risultato. Il coronavirus non ha precedenti che possano essere considerati suoi “analoghi” e quindi esclude la possibilità di valersi di questo tipo di ragionamento. Ecco il senso dell’incertezza dalla quale non si può prescindere e che esige, da parte di coloro che si sono candidati a governarci, quel tanto di immaginazione e progettualità capace di tradursi, una volta ascoltati i pareri degli esperti e dei tecnici, nel coraggio di scegliere, che spetta a loro e non può essere delegato ad altri.

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

 

a crescita esponenziale della conoscenza va gestita e per farlo non ci si può affidare alla sola previsione, cioè al semplice desiderio di “sapere come le cose andranno… come se andassero per conto loro!”. Si tratta “di un problema di decisione, non di previsione” (da LA SCIENZA E LE VISPE TERESE – Editoriale di Silvano Tagliagambe)

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