LA SCUOLA DEL CONTRAPPASSO


Il caso Weinstein ha fatto emergere il tacito patto che può capitare nel mondo dello spettacolo: la ragazza va a letto col produttore e si assicura un futuro da star. Un tacito patto che può capitare nel mondo della scuola è: io professore faccio poco, ma pretendo ancora meno e garantisco la promozione agli studenti. Il produttore maiale guadagna molto, gode assai ma non è a posto con la propria coscienza (e ha ragione perché è un meschino prepotente). L’insegnante lavativo guadagna poco, non gode per niente ma si sente tanto giusto, buono e comprensivo (e ha torto perché è un cialtrone ipocrita). Così va il mondo (non benissimo). Il caso avvenuto alla quarantenne Liliana P. (il cognome viene omesso dalla stampa, come quello dei pedofili), professoressa di matematica e fisica del Liceo Galileo Ferraris di Vercelli, è estremo, ma emblematico di dinamiche scolastiche assai diffuse: siccome lei non sa granché, spiega poco e male (non le tornano gli esercizi e si smarrisce nelle sue materie), non svolge alcun compito in classe (che non sarebbe in grado di correggere) e non interroga mai, ecco che, finito il calvario (per lei) di un anno scolastico da sogno (per gli alunni vagabondi), pensa di essersela cavata regalando agli scrutini un bel 9 a tutti gli studenti. Ma commette un errore fatale: a un povero cristo, uno solo, dà soltanto 8 e mezzo (come il capolavoro di Fellini). Il poveraccio si sente figlio della serva e scatena un putiferio sputtanando la prof. Così il dirigente scolastico svolge una rapida indagine, scopre che i compiti non esistono e, a detta degli studenti chiamati a testimoniare, neppure le verifiche orali. Come ben sanno economisti e sociologi, nelle società povere nessuno si sente povero; è nelle società ricche che quelli un po’ meno ricchi si incazzano e protestano perché altri hanno più soldi di loro. Allo stesso modo, un 8 e mezzo (che in assoluto sarebbe un voto eccellente) diventa umiliante se tutti gli altri hanno preso 9. Il tribunale ha perciò condannato la generosa ciuca a 9 anni di reclusione, con un senso dantesco del contrappasso (oltretutto il numero 9, multiplo della Trinità, è prediletto dal poeta cristiano sia nella Vita Nova che nella Commedia): l’imputazione è quella di falsificazione di atto pubblico (il registro che conteneva voti di compiti e interrogazioni inesistenti). Ora Liliana P. ha fatto ricorso in appello e gli studenti avranno un nuovo docente. Se anche lui avrà il gusto del contrappasso, dispenserà un sacco di 3 (rimanendo fedele a Dante) e magari 2 e mezzo allo sfigato.

FABIO CANESSA
(Preside del Liceo Olistico Quijote)

Il tribunale ha perciò condannato la generosa ciuca a 9 anni di reclusione, con un senso dantesco del contrappasso (da LA SCUOLA DEL CONTRAPPASSO, editoriale di Fabio Canessa)

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