LA SOTTILE LINEA TONTA


Editoriale del 31 marzo 2014

Salutiamo con esecrabile ritardo la scomparsa di un eroe moderno, stoico e valoroso che Leonida gli lustrerebbe i mocassini. L’immortale Hiroo Onoda (1922- 17 gennaio 2014), che proseguì per gli affari suoi il secondo conflitto mondiale nascosto nella giungla filippina fino al 1974, quando Mohamed Ali demolisce Foreman a Kinshasa, per intenderci, il divorzio vince in Italia, gli ABBA trionfano a Brighton, Montanelli fonda Il Giornale, Forrest Gump insonne accende il caso Watergate e Nixon suda e balbetta, Arafat interviene all’ONU con grande scandalo di Golda Meir. Dicevo, nel maggio 1945 al tenente Onoda viene affidata l’isola di Lubang. Il generale Mac Arthur spazza via dalle Filippine i musi gialli e la guerriglia puntiforme è l’unica speranza. Con Onoda ci sono tre sottoposti, Yuichi Akatsu, Shoichi Shimada e Kozuka Kinshichi. Non sentono i botti di Hiroshima e Nagasaki e nemmeno la voce dell’imperatore Hiroito, che chiede ai fieri giapponesi di “sopportare l’insopportabile”: la resa. Ce l’hanno pure la radio, lo sentono Hiroito, ma la retorica apocalittica gli passa per la riga del culo e i fantaccini continuano imperterriti la missione. Attaccano villaggi, accoppano contadini, sopravvivono sgozzando capretti, dedicando ogni tensione di nervo, ogni insonnia, ogni solitudine alla gloria dell’imperatore e del Giappone, che nel frattanto diventa una colonia piena di grattacieli. Dal cielo piovono volantini informativi, ma i quattro gonzi no, ci credono mica, è un trucco dei maledetti americani. Nel 1950 uno dei suoi uomini viene catturato. Gli altri muoiono in combattimento, l’ultimo nel 1972. Saranno 30 i filippini uccisi nelle imboscate. Un giramondo americano barbuto e hippie riesce a non farsi ammazzare e gli rivela trent’anni di verità, turistico Zarathustra, peace and love sul grugno mimetico del resistente. Niente. Nulla. È americano. Un altro trucco. Pensate di comprare Onoda, plutocratici yankee?! Perché c’è solo un uomo che può convincere il nostro eroe: il capitano che nel maggio 1945 gli ha affidato l’ordine. Eh. Si ritrovano a Lubang, ormai canuti. Insieme vanno a Manila, dove Onoda consegna la spada, si arrende alle autorità filippine. I morti gli vengono condonati. A Tokyo è la gloria. Dopo un’esperienza in Brasile come fattore disadattato torna in patria e vive insegnando tecniche di sopravvivenza per i bambini. Si ripresenta a Lubang nel 1996, con 10.000 dollari per una scuola elementare. Voi magari avete le idee chiare, per me la sottile linea rossa fra un eroe e un minchione non si può nemmeno pensare. E pensarla sarebbe la fine della Storia. Riposo, tenente.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan war’s correspondent)
foschiluca.com

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