LA TERRA DELL’ETERNO RITORNO


Editoriale del 30 luglio 2021

Sono stato a Oristano, che è una delle mie cittadinanze onorarie, l’unica che mi sia stata conferita ufficialmente in una giornata aristaniana, con banda e tutte quelle invenzioni che Filippo Martinez crea nel tempo di uno slancio.
Torno sempre volentieri a Oristano, che è anche il luogo dell’associazione Crakeras, con Mariano e Pruneddu e lì ho vissuto la travolgente epopea di Aristan, che ancora manda i suoi flutti. Sono andato questa volta per il compleanno di Filippo, organizzato a sorpresa nella casa del fratello Marco. Sono andato con tre amici, Luca Cocco, Piero Porcu e Mario Andretta, e già il viaggio sarebbe degno di una descrizione. Quando siamo arrivati ci siamo dovuti ricomporre perché avevamo riso troppo. A noi basta un parcheggio studiato da Mario per divertirci o un racconto di Luca, che parte da tanto lontano che ci vogliono alcune ore di viaggio. E infatti non sappiamo come finiva.
Tanti amici, da Cagliari e Oristano, si era sparsa la voce che non c’erano donne e invece, ci siamo dovuti fare in quattro per accudirle tutte. Ho raccontato di una delle tante esperienze vissute con Filippo. A Seneghe, al “Bue rosso” di Mattea, dove fummo invitati in occasione del quadricentenario di Cervantes, io, Filippo, Luciano Marrocu e Flavio Soriga. All’inizio parlò uno dei tanti Cubeddu di Seneghe, che trattenne l’uditorio parlandoci della noia in Cervantes, particolare che noi e la critica abbiamo sempre trascurato. Io finsi rassegnazione, sono abituato, mi ravvivai quando accennò a Lo Frasso che mia moglie pensava fosse una via ben nota ai carabinieri di Cagliari. Filippo invece non si rassegnava: si contorceva e commentava; mio figlio che gli era vicino era più attento alle reazioni di Filippo, era incuriosito, estasiato, quella conferenza diventava interessante, e capii il perché quando mi disse “Babbo, vorrei un compagno di banco come Filippo”. Temetti per il suo futuro e gli dissi che se voleva finire la scuola dell’obbligo doveva rinunciare a quella concomitanza.
Presi la parola subito dopo esordendo proprio così “Abbiamo seguito con spasmi d’attenzione…” e la gente si sentì sollevata come quando uno fa una battuta al funerale di un centenario.
A me e a Filippo, però, non ci hanno mai più invitato. Peus po issos (peggio per loro).

Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

“«Babbo, vorrei un compagno di banco come Filippo». Temetti per il suo futuro e gli dissi che se voleva finire la scuola dell’obbligo doveva rinunciare a quella concomitanza.”
Da LA TERRA DELL’ETERNO RITORNO – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

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