LA TRAPPOLA ELETTORALE DI GIANDOMENICO


Editoriale del 2 marzo 2018

La vera Arte è sempre contemporanea. Anche se giunge da molto lontano. Dal profondo medioevo o dall’Atene di Pericle. Anche se è stata concepita al lume di una torcia sulle pareti di una grotta a Lascaux, 17.500 anni fa. Ed è sempre viva l’Arte, e inquietante. E pericolosa.
Volete una prova? La trovate sotto questo editoriale. Arriva sul nostro desktop da Villa Valmarana, presso Vicenza. È lì dal 1791. E anche in questi tempi, anzi: “in particolare” in questi tempi incerti e confusi, bugiardi e ladri può far scattare la sua trappola.
Si tratta del capolavoro di Giandomenico Tiepolo, figlio del più celebre Gianbattista, intitolato “Il Mondo nuovo”. È un affresco ambientato nella Venezia di Giacomo Casanova e Carlo Goldoni; una città che si inebriava di ricevimenti e concerti, di teatro e giochi d’azzardo, e viveva un carnevale che durava 5 mesi l’anno, quasi a esorcizzare un futuro che si annunciava minaccioso. Raffigura una folla che si accalca: uomini, donne, nobili, popolani, borghesi. Alcuni sbirciano dentro un “casotto” – ne erano stati montati due nei pressi di piazza S. Marco – ove una lanterna magica proietta immagini esotiche di terre lontane; del “Mondo Nuovo”, appunto. Immagini che noi non possiamo vedere. Tutti gli altri guardano verso un orizzonte nebbioso. E (se si escludono una dama velata, un pulcinella, lo stesso autore, suo padre con gli occhialini che sono di profilo, e un bambino di tre quarti) sono tutti di spalle.
Di spalle.
E qui, micidiale, scatta la trappola di Giandomenico. La trappola che ci risucchia nel dipinto. Che ci mette in fila.
Anche noi, infatti, ci accalchiamo. Anche noi, dal terzo millennio, sorvolando quel carnevale sull’orlo del baratro, ci perdiamo nello stesso orizzonte incerto e lattiginoso. Anche noi, come loro, di spalle.
Ma concentriamoci meglio. Osserviamo con calma… Non sentite anche voi un po’ di turbamento? Come se ci fosse qualcuno alle nostre spalle. Come se qualcuno, sorvolandoci, osservasse lo stesso orizzonte?… No, no, non voltatevi! Continuate a guardare. Non distraetevi. Vi dico io chi c’è alle nostre spalle. C’è una marea sterminata. Sono i nostri posteri. E anche loro, come noi, si accalcano. E ci scongiurano di tentare di cambiarlo, quell’orizzonte. Di renderlo più terso. Più pulito. Si appellano al nostro coraggio, al nostro impegno. A tutta la nostra forza.
Si può partire dalle cose più facili, ci sussurrano; a cominciare da dopodomani. Nell’urna.

Filippo Martinez (Estetista di Aristan)

“È un affresco ambientato nella Venezia di Giacomo Casanova e Carlo Goldoni; una città che si inebriava di ricevimenti e concerti, di teatro e giochi d’azzardo, e viveva un carnevale che durava 5 mesi l’anno, quasi a esorcizzare un futuro che si annunciava minaccioso.” Da “La trappola elettorale di Giandomenico”, editoriale di Filippo Martinez

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