LA VECCHIAIA È SEMPRE RIVOLUZIONARIA


Editoriale del 3 agosto 2018

La vecchiaia la stiamo conoscendo meglio, adesso che la vita media si è allungata. Vedendo qualcuno che festeggia con arzillità più di cento anni, ci auguriamo di conservare fiato per 110 candeline.
Non so cosa dirò fra 40 anni quando mi chiederanno il mio segreto di lunga vita. Dirò l’acqua gasata, lo sport, quello visto, le carte, e l’aragosta a ogni giubileo.
La vecchiaia porta a decadenza, spesso improvvisa e verticale: mio padre a 92 anni era in piena forma, si ricordava con che punteggio aveva vinto il Cagliari e diceva a mia madre qual era il numero del cellulare dei figli.
A 94 anni mi salutava sei volte, chiamandomi però per nome, il mio, e confondeva mia madre con Monica Bellucci, niente male come qui pro quo.
A 95 se ne è andato e il giorno prima, se gli chiedevano come stava, rispondeva “Non mi posso lamentare”.
Mimnermo, poeta greco a cui devo un bel voto, si augurava di non arrivare alla vecchiaia, che erano magari i 60 anni di allora, non voleva essere di peso a se stesso e agli altri.
Mio padre invece, a 94 anni, si era organizzato un supplemento di vita, grazie alla testa che ormai andava per conto proprio. Viaggi mai fatti, permanenze mai vissute. Se uno nominava un paese, mio padre c’era già stato. Due anni a New York, un anno in Brasile, quattro in Francia, un mese alle Canarie, dipendeva soltanto dal paese che veniva citato.
Non si negava niente, nel suo ultimo anno, neanche a tavola, dove era sempre stato molto controllato. Era stato operato di calcoli renali, ed evitava certi cibi. Il prosciutto lo annusava: “Buono, dev’essere saporito”.
Un anno prima che se ne andasse io e i miei fratelli lo portammo all’ospedale di Bosa per analisi, parcheggiai, scendemmo, “Babbo, non scendi?” – “Andate voi, io vi aspetto qui in macchina”.
Come un giovane birichino faceva alle infermiere e alle dottoresse i complimenti che io pensavo e che lui si era sempre negato. La vecchiaia è sempre rivoluzionaria.

Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

“Mio padre invece, a 94 anni, si era organizzato un supplemento di vita, grazie alla testa che ormai andava per conto proprio. Viaggi mai fatti, permanenze mai vissute.” Da LA VECCHIAIA È SEMPRE RIVOLUZIONARIA – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

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