LA VIOLENZA DEL SILENZIO


Editoriale del 16 marzo 2014

Avete presente quando nel bel mezzo di una discussione molto animata, il vostro interlocutore gira sui tacchi e volta le spalle magari anche sbattendovi la porta in faccia? Voi state lì con le parole sospese, senza modo di replicare, senza poter dire più niente perché tanto – in ogni caso – non otterreste alcuna risposta. Questa violenza del silenzio può durare ore, settimane o anni. In un caso due sorelle (due sorelle!) non si parlarono per più di 20 anni, distruggendo tutte le relazioni familiari reciproche e allargate costruite in precedenza, per poi cercare, faticosamente e inutilmente, di ricostruirle. In questo modo finiscono amicizie, relazioni, matrimoni e intere parentele. Spesso, quasi sempre in verità, non ne vale la pena. Conviene sempre fare uno sforzo, anche importante non posso negarlo, per ricucire e per mediare. Indipendentemente da quello che è successo bisognerebbe sempre provare a non essere silenziosi in due perché, nonostante sia notoriamente imperfetto, il dialogo tra gli esseri umani è ancora l’antidoto più efficace alla solitudine e alla disperazione.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

da Non guardarmi: non ti sento (1989) diretto da Arthur Hiller. Con Gene Wilder, Richard Pryor

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