OSCAR COME MIGLIOR AMICA DI KAFKA


Editoriale del 4 marzo 2014

Siamo italiani e dunque facciamo festa per Sorrentino, anche se il suo film vernicia con un talento tecnico indiscutibile il vuoto compiaciuto del nostro cinema. Siamo antirazzisti e dunque facciamo festa per “12 anni schiavo”, anche se non vale la metà di “The wolf of wall street”, “Nebraska” e “American hustle”, usciti a mani vuote perché troppo belli. Ma facciamo festa soprattutto per “The lady in number 6: music saved my life”, di Malcom Clarke, vincitore come miglior documentario (altro che quelle bufale di “Sacro gra” e “Tir”). E’ straziante che la protagonista, che doveva essere a Hollywood a ricevere la statuetta, sia morta a Londra proprio una settimana fa. Del resto, era una signora di 110 anni: Alice Herz-Sommer, pianista ebrea praghese, la più anziana sopravvissuta alla Shoah, prigioniera del lager di Theresienstadt, si salvò proprio grazie al suo virtuosismo pianistico. L’evento contiene già molti elementi importanti e curiosi, sia anagrafici (che un essere umano possa vivere fino a 110 anni è già una notizia) che artistici (una musicista di talento) quanto storici (una testimone dei lager nazisti). Ma il dato davvero impressionante è un altro: Alice era un’amica di Franz Kafka (1883-1924). E, in un certo senso, non era ignota neanche a me: compare infatti al fianco dello scrittore in una delle fotografie più celebri e diffuse che raffigurano l’autore della “Metamorfosi”, finita anche sulla copertina della splendida biografia per immagini pubblicata da Adelphi anni fa. I due amici sono immortalati seduti, lei con un buffo cappello e lui con la bombetta, lei sorridente e lui perplesso; entrambi accarezzano un cane accucciato in mezzo a loro. Nel finale del “Processo” Kafka scrive che Josef K. fu ucciso “wie ein Hund”, cioè “come un cane”, e per questo ho più volte ripensato a questa foto suggestiva. Ora l’idea che quella ragazza fosse viva fino a una settimana fa, cioè che fosse ancora tra noi qualcuno che ha conosciuto Kafka, ci lascia stupefatti. Quasi come se fosse appena morta un’amica di Dante o di Shakespeare. Lo avessi saputo, avrei cercato di incontrarla tutte le volte che sono stato a Londra. Parlare e stringere la mano a una che ha parlato con Kafka e gli ha stretto la mano sarebbe stata un’esperienza metafisica. Un modo esaltante per accorciare la distanza spazio-temporale che ci separa dai giganti del nostro immaginario. Un vertiginoso ottovolante dell’anima capace di produrre un brivido da corto circuito per chi abita in quella terra di mezzo tra il mondo reale e le pagine immortali della grande letteratura. Un sogno degno di Kafka, che diventa kafkianamente un incubo perché Alice, dopo 110 anni, è morta proprio davanti alla soglia dell’Academy. E noi, che ignoravamo la sua esistenza, siamo arrivati troppo tardi per conoscerla e ricevere il messaggio dell’imperatore.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Midnight in Paris (2011) scritto e diretto da Woody Allen

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