L'ARAZZO DELLE BATTAGLIE


Editoriale del 23 marzo 2016

Il Corridoio 28, sulla parete di fronte a una grande vetrata, ospita “L’Arazzo delle Battaglie”: un enorme rettangolo grigio, donazione dell’Accademico Perduto Tito Boeri. Mi ero sempre chiesto perché il Boeri, artista celebrato in tutta l’Europa del ‘700, avesse donato all’Archivio un’opera così banale.

Durante una delle periodiche Ispezioni Generali, attraversando il Corridoio 28, il mio sguardo si appuntò su qualcosa in movimento ai piedi dell’arazzo: un temibile topo crestato, insaziabile divoratore di tessuti. Con rabbia, mi tuffai su di lui, ma riuscì a scappare trascinandosi dietro un lungo filo grigio che, staccandosi dalla parte bassa dell’arazzo, scoprì una superficie setosa di un bell’azzurro oltremare. La curiosità mi spinse a continuare l’operato del topo; tirai via il filo dall’arazzo per alcune ore, fino a scoprire interamente uno splendido scontro navale in cui riconobbi “la Battaglia di Lepanto” del 1571. Come di dovere, avvertii della scoperta gli altri nove Accademici Perduti e, appena un’ora dopo l’SMS di notifica, l’Accademico Filippo Martinez piombò in Archivio. Ai commenti pieni d’entusiasmo seguirono due decisioni: eseguire un minuzioso rilievo fotografico del reperto e tirare i numerosi fili di seta sporgenti a ciuffetti dal fondo dell’arazzo. Fu così che aiutati dalle quattro Ancelle dell’Oblio, filo dopo filo, in un mese tornarono alla luce le rappresentazioni di dodici grandi battaglie della storia. Infine rimase la Battaglia di Qades, combattuta tra egizi e ittiti nel 1275 a.C.; e rimase anche un ultimo ciuffetto di fili colorati. Incaricammo le ancelle di liberare l’ultimo capolavoro e decidemmo di tornare solo a lavoro finito. Cinque giorni dopo, in una sera di vento e pioggia, ci trovammo a guardare sconsolati l’ultimo atto dell’Arazzo delle Battaglie: un grande monotono rettangolo grigio. All’improvviso un lampo-tuono e via la luce elettrica. Fummo immersi in una luce azzurrina e lattiginosa proveniente dall’arazzo di fronte, dove in uno strepitoso turbinio d’ali, schiere di angeli fosforescenti combattevano la battaglia entrata nel mito come “La caduta degli angeli”. Solo dopo alcuni minuti di meraviglia, mi ripresi da quella visione sconvolgente, mi voltai verso Filippo e mi accorsi che commosso, silenziosamente, piangeva.

Carlo M.G.Pettinau
(Archivista dell’Oblio)

da La caduta degli angeli (1959) di Roman Polanski

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