L’ASILO DELLA SABBIA


Editoriale del 30 giugno 2019

– Editoriale di Eva Garau (Precaria di Aristan)

A quest’ora è già stato detto tutto, da una parte e dall’altra, sui capitani coraggiosi. Per alcuni hanno il volto sereno di Carola Rakete subito dopo l’arresto, per altri quello sudato dei ministri nei selfie da spiaggia. Hanno detto tutto gli editorialisti bavosi e i tifosi da derby, hanno detto tutto i post su Facebook che rivendicano i diritti umani, che sono trasversali ai partiti e alle contingenze. Hanno detto tutta la violenza di chi augura a una ragazza stupri e torture. Ha detto qualcosa persino Conte, l’uomo medio, primo ministro per caso, campione interplanetario di un qualunquismo equilibrista fatto di scatole cinesi (vuote) di senso. Non è un problema politico, ma della magistratura, ha detto, consegnandosi istantaneamente all’oblio della memoria. Sono stati detti i numeri, e anzi scritti. Così chi si dimentica può andare a controllare i flussi in ingresso, paradossali e ironici e passati sotto silenzio, mentre ci si dilaniava le viscere sulle tastiere al fresco dei ventilatori su poco più di quaranta persone in mare. Non sono tempi da note a piè di pagina, distinguo e bibliografia. Ma non sono neanche tempi nei quali ci si possa permettere di svaccarsi in una rabbia scomposta. Sono tempi di banalità e nessuno è immune. Non c’è più gusto neanche per l’iperbole o il sarcasmo. Per dire che Salvini ha eliminato la mafia e ora c’ha tempo per altre missioni. Per sottolineare la violenza di giornate che rimarranno nella storia, così come gli italiani e gli europei, anestetizzati da bile e rivalse autolesioniste. Non c’è più sorriso per chi si augura maldestramente che l’Italia venga colonizzata dall’Olanda, non c’è più tempo per ricordare che è l’Europa intera a macchiarsi di sangue. Non resta che godersi il mare, immaginando un cadavere a ogni bracciata, scansando a rana la carne umana. Non c’è tempo che per augurarsi che ogni tuffo atterri dritto su un corpo gonfiato dall’acqua. Che ogni ricerca di refrigerio porti il bruciore della pelle marinata a morte dal sale. Non c’è più tempo per le parole, ma non ha importanza, perché quelle fondamentali sono già state scritte prima che questa storia fosse anche solo immaginata.
«In pochi qui, alle vostre spiagge, arrivammo a nuoto.
Che razza di uomini è mai questa?
Quale patria permette un uso così barbaro?
Ci negano l’asilo della sabbia, ci fanno guerra,
ci vietano di soggiornare sulla riva.
Se non avete né il rispetto degli uomini
Né il timore delle loro armi, sappiate che gli dei
Ricordano ciò che è sacro e ciò che è sacrilego»
(Virgilio, Eneide, I, 538-543)

Eva Garau (Precaria di Aristan)

In pochi qui, alle vostre spiagge, arrivammo a nuoto. / Che razza di uomini è mai questa? / Quale patria permette un uso così barbaro? (da L’ASILO DELLA SABBIA – Editoriale di Eva Garau)

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