LE DOPPIE CHE NON SI POSSONO SCAMBIARE


Editoriale del 2 novembre 2018

A Vittorio Sgarbi una iena del famoso programma ha chiesto tempo fa quante t ci sono in collutorio e altre domande del genere. Lui non si è tirato indietro e non ha avuto paura di sbagliare.

Le doppie non sono facili. Specie per noi sardi. In certe regioni le sentono pronunciando le parole, noi invece le sbagliamo proprio per come siamo abituati a pronunciarle. A me è capitato il caso di una insegnante molto severa che si lamentava degli studenti, che sbagliavano sistematicamente le doppie. Lei invece ogni tanto le azzeccava. Quando usciva fuori con gli alunni diceva con naturalezza “Ragazzi, prendete il palone”. Per la gioia degli alunni.

Noi sardi non le sentiamo, in certi casi non avvertiamo proprio la differenza. Io quando parlo con continentali, triplico, per far capire che sono nuragico.

Quando scrivo, a parte che adesso c’è il correttore automatico, sto attento a non fare errori e a risolvere eventuali dubbi. Ne ho qualcuno che mi porto dietro dalle elementari, ogni volta devo pensarci. Ho studiato anche un giro mentale per venire a capo del dubbio. Può permettersi elusioni della regola solo chi si è fatto buona fama. Si sa che lui sa e quindi si capisce che è stata una svista. Negli altri casi, si è impietosi e sbrigativi. Io non arrivo a crepare le regole, ma in certi casi sono tentato. 

Specie quando penso al grande Giambattista Vico, uno che non solo se ne fregava, ma usciva dalle regole per crearne nuove, che poggiavano su suoi bisogni comunicativi. Per il suo amore per il latino arrivava a scrivere auttore con due ti, per sostituire la ci (da auctor). In certi casi potremo dire di essere dei vichiani, facendo ricorso all’illustre uomo, che viene trascurato e rimane rinchiuso nella citazione dei corsi e dei ricorsi. Comunque, dalla regola può uscire solo chi la conosce bene e soprattutto, la gente lo sa.

Come Leopardi, che nel suo Sabato del villaggio dice, o meglio scrive il zappatore invece de lo zappatore. Volutamente. Lo facessi io renderebbero il libro chiedendo i soldi indietro.

Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

Come Leopardi, che nel suo Sabato del villaggio dice, o meglio scrive il zappatore invece de lo zappatore.(da LE DOPPIE CHE NON SI POSSONO SCAMBIARE – Editoriale di Nino Nonnis)

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