LE DUE TORRI


Editoriale del 28 aprile 2014

È un pudore politico, non accademico, che conduce Gilles Kepel, uno dei massimi conoscitori del fondamentalismo islamico, a ricordare in “Oltre il terrore e il martirio” soltanto una delle mascalzonate erotiche della banda dei 19 guidata da Mohammed Atta e ispirata a Osama Bin Laden. Due fra i dirottatori dell’11 Settembre, ricorda Kepel, hanno trascorso la notte del 10 incollati nella loro camera d’albergo a dei pornazzi esagerati, offerti dalla stessa religione che l’indomani avrebbero offeso per sempre. Non l’Occidente, non il cristianesimo, non il capitalismo, non solo: è del Piacere che parliamo signori e signore. Se non mi credete spupazzatevi “Infinite jest” di Foster Wallace. Lui lo dice meglio di tutti. Oggi anch’io fo il ganzo, me ne fotto e cito. Comunque, a leggere le ricostruzioni dei giornali americani, entusiasti nello sfruconare l’invidia come ermeneutica dell’attacco, e quindi sciacquarsi per l’ennesima volta la sozza coscienza, i 19 se la sono spassata alla grande nei giorni precedenti il martirio. Prostitute incipriate coll’alito sfigato della provincia perdente, striptease e bar fumosi dove camionisti e impiegati panzuti o rachitici inzuppano il vuoto dei week end, birre a cascata sulle ragadi della notte: la lunga, libidinosa, verticale strada dell’erezione prima del botto. Eppure ognuno avrebbe di lì a poco avuto a portata di zampa 74 caste e meravigliose vergini. Non una. Settantaquattro cazzo. Sapevano bene che dietro quel petro-pitecantropo di Bush, seduto sullo scranno scolaretto di una scuola elementare all’annuncio, la mattina dell’11, ansimavano i falchi del “Nuovo secolo americano”, una truppaglia di accademici accantonati dal piffero, o era un sax, di Clinton, pronti a utilizzare il primo pretesto per ridisegnare il Medio Oriente e inchiodare ai tempi una bandiera a stelle e strisce. È dalle cavalcate del colonnello Lawrence che gli arabi vengono illusi, usati, fottuti. La concrezione delle umiliazioni storiche come in un inconscio collettivo, ecco cosa sta nel mezzo fra le pippe sgocciolanti sulla moquette d’albergo e l’urlo metafisico prima dello schianto. La schizofrenia degli iloti. Sono un trombone? Semplifico? Sì sì. Giustifico? Eh. Si chiama guerra, ragazzi, l’etica mettetevela in tasca. In ogni caso, gli inviati finiscono quasi sempre con la penna o la testa mozzata. Ma voi, voi, chiedetevi perché. Dietro un marito evirato c’è sempre la lunga solitudine, lo sguardo lisergico di una moglie alla finestra.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

da Lawrence d’Arabia (Lawrence of Arabia 1962) diretto da David Lean. Con Peter O’Toole e Omar Sharif

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA