LE METAOLIMPIADI


Editoriale del 19 settembre 2012

Al suo primo impiego John Meta, per rispetto verso un collega che aveva perso l’uso di un braccio, decise di lavorare tenendo sempre una mano in tasca. Fu licenziato per scarsa produttività, ma non si perse d’animo. Era convinto che si potesse annullare l’handicap chiedendo alle persone normali di fare un passo indietro. Nello sport, ad esempio. Detestava sentir parlare di atleti “disabili” o “paralimpici”: per lui erano solo “atleti”. Prese allora a organizzare manifestazioni con gare dove tutti, indipendentemente dalla loro condizione fisica, partecipavano con pari dignità: corsa e nuoto con gli occhi bendati o le braccia immobilizzate, pallavolo da seduti, persino morra senza mani. Pensando in grande le chiamò Metaolimpiadi. Pubblico e atleti si divertivano un mondo, ma l’idea non ebbe successo: a vincere erano quasi sempre i disabili. Perché non tutti sanno saltare con una gamba sola.

Marco Schintu

COGLI L’ATTIMO

 

uno spettacolare spot per le Paralimpiadi di Londra 2012

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