LE PAROLE E I GESTI


Editoriale del 1 luglio 2020

Parole, parole, parole… Quante parole stonate sono state e vengono tuttora dette sulla tragedia del Covid 19 da intellettuali che in questa occasione si sono dimostrati incapaci non solo di agire, ma persino di pensare adeguatamente, che dovrebbe essere la loro specialità. L’elenco è lungo e sarebbe noioso farlo, ma alcuni esempi sono davvero eclatanti. Per contrasto, un film appena uscito Resistance. La voce del silenzio, celebra l’eroismo di un giovane intellettuale francese, figlio di un ebreo alsaziano, Marcel Mangel, noto con il nome d’arte di Marcel Marceau. Ne conoscevamo la genialità di mimo che ha portato in scena per sessanta anni sui palcoscenici di tutto il mondo la pantomima “il Fabbricante di maschere”, rimasta giustamente celebre. Un attore indossa una maschera triste e una maschera allegra: all’improvviso la maschera allegra si incastra. La maschera è il volto stesso del mimo, irrigidito in una smorfia di ilarità, in contrasto con i gesti prima rabbiosi, e poi sempre più disperati del corpo. L’uomo è imprigionato nel suo dolore e nella sua angoscia: il risultato è impressionante, la mancanza di autenticità e di corrispondenza tra l’espressione del viso e le emozioni tradite dal corpo scuote e fa paura. Ora il film mette in risalto le qualità umane di un giovane diciannovenne ancora sconosciuto che come prima performance artistica contribuisce a salvare dalla persecuzione centinaia di orfani ebrei e viene per questo ricercato due volte, come ebreo e come membro della Resistenza. Ritiratosi nel silenzio del mimo per non “sentire” più l’odio e la barbarie di quei tempi Marceau, anche oggi che non c’è più, riesce a impartire una lezione memorabile a tanti filosofi del nostro tempo: la forza del gesto e dell’esempio concreto, la capacità di parlare tacendo, contrapposte alla fiera della vanità di troppe parole inautentiche e vuote.

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

 

Marceau, anche oggi che non c’è più, riesce a impartire una lezione memorabile a tanti filosofi del nostro tempo: la forza del gesto e dell’esempio concreto, la capacità di parlare tacendo, contrapposte alla fiera della vanità di troppe parole inautentiche e vuote (da LE PAROLE E I GESTI – Editoriale di Silvano Tagliagambe)

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