LE SERIE SINONIMICHE


Editoriale del 4 dicembre 2020

Le serie sinonimiche possono spiegare tante cose o perlomeno evidenziarle, anche quando scompaiono, non solo quando sono rigogliose. Nel ‘Beowulf’ – l’ho scritto bello preciso – la saga cavalleresca inglese, si trovano più di una quarantina di modi di definire eroe o principe, quasi una ventina per definire fiume e battaglia. Ricchezza che col tempo si è persa insieme con la scomparsa dei reami e dei casi di eroismo.
I sardi, prendo loro come esempio, non tutti, e nemmeno molti, di sicuro qualcuno, quando parlano in italiano hanno in genere penuria di aggettivi e una cosa la distinguono in bella, molto bella, bellissima, troppo bella o anche bella bella, per differenziare le varie tonalità. Il dialetto trova naturalmente il termine più appropriato. Anche nella latinità si è verificato questo fenomeno e noi abituati alle traduzioni imparavamo che c’era un aggettivo più giusto di un altro. Una delle utilità dello studio delle lingue antiche, dette anche morte: l’abitudine alle sfumature.
Si usava bellus, venustus, lepidus, formosus, pulcher, che sono progressivamente scomparsi e nella tarda latinità ne sono rimasti solo due, bellus e formosus, ma i professori pretendevano che noi supplissimo a questa carenza. “Eh no, qui va meglio venustus” – “Ma se non si usava più!”.
Curiosamente per quanto riguarda la bruttezza i termini erano e sono molti di più per soddisfare il nostro razzismo estetico, proprio perché siamo praticamente inondati di immagini che ci abituano alla bellezza, che vogliamo rimediare chirurgicamente.
Il vasto campionario serve a ripagarci di una delusione o di una conferma estetica, che viene spesso usata quando lei non ci sta o ti delude a una analisi approfondita. Anche qui c’è una diversa profusione tra il dialetto e l’italiano, che non ha le stesse sfumature.
C’è un campo che si è dotato di molte definizioni proprio perché si è molto differenziato: il rapporto uomo donna. Lo testimonia l’uso di una serie sinonimica grossa, stando bene attenti che i sinonimi veri, cioè intercambiabili, sono rari.
Adesso diciamo approccio, filarino, flirt, rapporto, percorso, convivenza, matrimonio, fidanzamento, stiamo assieme, trombamico, e l’altra metà la chiamiamo in altrettanti modi, fidanzata, compagna, moglie, consorte, metà, dolce metà, passatempo, storia, avventura.
Sono scomparsi tanti termini che hanno accompagnato e sostenuto il nostro immaginario erotico, perché un tempo la durata dell’immaginario aveva un destino ritardato nel tempo. C’era sempre qualcuno che favoleggiava di un primo rapporto a 13 anni, ma capitava che avrebbe avuto il secondo a 30 anni.
Anche l’erotismo ha i suoi accompagnamenti linguistici, ma prima un breve stacco pubblicitario “Leggete gli editorialisti di Aristan”.

“C’è un campo che si è dotato di molte definizioni proprio perché si è molto differenziato: il rapporto uomo donna.”
Da LE SERIE SINONIMICHE – Editoriale di Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

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