L’ECCESSO DI MORTALITA’ TRA I CERCATORI DI FUNGHI


Editoriale del 17 ottobre 2019

 

Tutti gli anni in questo periodo, l’Ufficio pesi e misure fa il punto sul numero di quanti vanno a cercare funghi e non tornano più. Nonostante venga percepita come un’innocua attività ricreativa, andar per funghi nei boschi è una pratica rischiosa, e sono molti di più quelli che muoiono cercandoli, i funghi, di quanti non ne muoiano mangiandoli. Scivolano sui sentieri umidi, cadono in un burrone, vengono assaliti da un orso, sbranati da un lupo, fatti a pezzi da un mostro, uccisi da un fulmine, muoiono d’infarto camminando per ore e ore sul terreno impervio. Oppure, più semplicemente, si perdono nel buio della foresta. Solo tra fine agosto e settembre, basta leggere le cronache, ci sono stati in Italia più di quindici morti, e la stagione è appena iniziata. È meno rischioso lanciarsi da un monte con la tuta alare, o fare snorkeling in un mare pieno di squali. Pensate se in poco più di un mese ci fosse stato lo stesso numero di morti tra i cacciatori, giusto per stare all’aperto, dove pure c’è chi spara al cognato confondendolo con una pernice o con un cinghiale. La ragione è evidente: andar per funghi richiede preparazione fisica e conoscenze, non basta aver sentito parlare di Cappuccetto Rosso come succede a chi si candida alle elezioni. Si potrebbe pensare che a morire siano i pensionati ultrasettantenni artritici, cardiopatici o ipovedenti, ma non è così. Di fatto, giovani o vecchi che siano, in troppi si avventurano nel bosco e non fanno più ritorno. Usciti dalla fiaba, vagano nell’Universo.

 

Marco Schintu

(Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

 

 

Scivolano sui sentieri umidi, cadono in un burrone, vengono assaliti da un orso, sbranati da un lupo, fatti a pezzi da un mostro, uccisi da un fulmine. Oppure, semplicemente, si perdono nel buio della foresta. (da L’ECCESSO DI MORTALITA’ TRA I CERCATORI DI FUNGHI – Editoriale di Marco Schintu)

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