L’ECCEZIONALITÀ DELLA NORMALITÀ


Editoriale del 15 ottobre 2021

Andavamo a Fiuggi ogni estate, lo facemmo per anni. Mio padre aveva sofferto di calcoli renali sino ad essere operato dal prof. Lanzara, ricordo ancora il cognome, quando l’operazione era rischiosa. Dopo due giorni nella grande pensione mia madre si sedeva in giardino come se fosse stata a Sindia, nel vicinato, padrona della situazione, poteva sembrare chiunque, se diceva che aveva lo stesso titolo di studio di Grazia Deledda pensavano che scherzasse. Il suo repertorio era vasto: spaziava dalla conoscenza dei reali d’Inghilterra alla conoscenza degli animali, grandi mammiferi, puddas e tiligheltas, (galline e lucertole) sapeva cucinare la pastiera e i cannoli siciliani, aveva fatto tante volte il pane da ragazza po tottu sa chida (tutta la settimana). Mio nonno era pastore e lei era diventata esperta di formaggio. Una volta in paese mandò mio fratello a ritirare delle trecce. Le prese, le rimirò, le toccò, storse il naso e poi disse a mio fratello “Vai e rendiglielo questo formaggio ché proprio a me non lo deve fare. Digli così” – “Solo questo?” – “Altro gli vuoi dire? È anche troppo”.
Dopo un po’ quella venne con altre trecce e una pischedda ‘e casu, (cestino di formaggio) e tante scuse, un “errore di sbaglio” della figlia, e io mi feci spiegare il mistero. Adesso anche a me non lo devono fare.
Mio padre la guardava estatico, non l’ho mai visto intervenire per dargli supporto, preferiva godersi gli sviluppi e vedere come sbrigava la pratica. Vedendola e apprezzandola non era raro che qualcuno andasse al matriarcato delle donne sarde, che è anche una delega data dall’assenza, ma mio padre era uno ben presente. Fumava e già questo era stato un atto di coraggio, gli piaceva giocare a carte, e giocava sempre quando con amici ci facevamo un mercante in Fiera, e si confondeva con gli altri. Una volta uno mi chiese “Nino puoi chiedere a tua madre se…” – “è qui, la vedi? chiediglielo tu”. Si era confusa nel gruppo. Mio figlio è diventato con lei un buon giocatore di tresette e sa che a Sindia a briscola vale il sette e non il tre. Anche io ho imparato da lei.
A Fiuggi ci si riuniva nel giardino della pensione e ogni giorno si giocava a carte e mia madre, dell’università di Sindia si misurava col resto d’Italia, nessuno poteva immaginare che l’italiano l’aveva imparato con mio padre. La cercavano, non solo perché era brava, ma perché fudi una femmina brullana, (era una donna spiritosa) sembra facile, ma non lo è, ho visto tante imitazioni. Mia nonna Cadrina Mura era “famosa” per le risposte secche e taglienti, mia madre ne era la figlia.
Una volta stava giocando a un tavolo di pugliesi, lui era un medico, e chiese con candore a mia madre “Voi non siete bassi come sono i sardi, vero?”. Mia madre quando su trau (il toro) attaccava si spostava di lato “Lei non è sardo?” – “No sono di Bari” – “Strano” – “Be sì, ho preso l’accento milanese, dove vivo” – “Non per quello, pensavo che fosse sardo, per via dell’altezza”. Io lo vidi più piccolo ancora.

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

“A Fiuggi ci si riuniva sul giardino della pensione e ogni giorno si giocava a carte…”
Da L’ECCEZIONALITÀ DELLA NORMALITÀ – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

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