LEONI ALLA ROVESCIA


Editoriale del 11 settembre 2019

DA FABIO CANESSA, NOSTRO INVIATO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
Chi si loda si imbroda, ma sono un ragazzino così vispo da avere azzeccato con una settimana di anticipo entrambi i vincitori della Mostra del Cinema. Così, avendo già ampiamente trattato il Leone d’Oro “Joker” e il Gran Premio Speciale della Giuria “J’accuse” nell’editoriale di martedì scorso, non posso dedicare questo, come avevo preventivato, a commentare i film premiati dalla giuria veneziana. Siccome ogni festival comporta delusioni e brutture, rovisterò nella feccia, assegnando i miei Leoni alla rovescia.
LEONE DI BRONZO alla faccia di bronzo di Vaclav Marhoul per il film “L’uccello dipinto”
Tre ore di efferate sevizie con la storia di un bambino ebreo che, rimasto solo al mondo, vede e subisce ogni genere di tormenti: botte, linciaggi, stupri, bastonate, frustate, impiccagioni, abusi pedofili, uomini divorati dai topi, occhi divelti col cucchiaio e dati da leccare al gatto. Ma il peggio non è lo sguardo sadico con cui il ceco Marhoul si compiace di inanellare una serie di sequenze di gratuita crudeltà. Il peggio è che le giustifica ipocritamente addossando la responsabilità della violenza (che lui coraggiosamente denuncerebbe) al clima della seconda guerra mondiale, alla shoah e ai nazisti, i quali invece entrano nella vicenda solo di scorcio: nel film sono tutti degli psicopatici esageratamente stronzi. Il peggio è che impagina la scorpacciata di torture nella bella calligrafia di una splendida fotografia in bianco e nero, da classico cinema d’autore. Quello che appunto partecipa ai festival, come è avvenuto. Irritante e immorale.
LEONE DI CARTA alle recensioni entusiastiche per il film “Martin Eden”
Dispiace non condividere l’unanime consenso che la critica ha dimostrato per l’idea balzana di trapiantare il capolavoro di Jack London nell’Italia del Novecento. A frenarci l’entusiasmo ci pensano: una cronologia volutamente confusa, una sceneggiatura malferma che impedisce al film di decollare, anzi lo porta a infognarsi nella parte finale, la velleitaria ambizione di discettare sulle origini del liberalismo, del socialismo e del fascismo, la vieta enfasi con cui ammannisce la parabola del giovane povero, ignorante e onesto (ma fornito di talento e belle speranze) che sarà disilluso dal successo, l’interpretazione insopportabilmente manierata di Carlo Cecchi e perfino (nella seconda parte) quella sopra le righe di Luca Marinelli, vincitore della Coppa Volpi. Chissà perché i loro due personaggi mantengono i nomi inglesi originali del romanzo, mentre tutti gli altri si chiamano giustamente Nino, Carmela o Renato? L’ombra della retorica culturale e politica rende tutto molto stucchevole e fasullo, ma il regista Pietro Marcello confidava nell’impatto emotivo. E faceva bene, vista l’accoglienza: si sono talmente spellati le mani dagli applausi che mi hanno risvegliato dal torpore. Pretenzioso e ingenuo.

Fabio Canessa
(Preside del Liceo Olistico Quijote e Profeta)


Il peggio è che impagina la scorpacciata di torture nella bella calligrafia di una splendida fotografia in bianco e nero, da classico cinema d’autore. Quello che appunto partecipa ai festival, come è avvenuto. Irritante e immorale.( LEONI ALLA ROVESCIA – DA FABIO CANESSA, NOSTRO INVIATO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA)

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