LETTERA D'AMORE E MORTE


Editoriale del 18 novembre 2013

Ti ho davanti agli occhi amore mio. Il vento stravolge sui fili i mutandoni delle badanti lituane. La notte è perfetta e banale: le universitarie dagli accenti duri parlano del cuore, le ragazze dell’est aspettano i clienti dentro a nuvole di profumo, le lenzuola rosse sono uno specchio più preciso dello specchio fra le mani. La radio passa un programma che non capiscono. Li chiamo tutti a raccolta i poeti del vino e dei moccoli di candela, piccole anime di vetro delle stanze che guardano al mondo: artiglieranno il tempo in fuga dalla prigione delle sillabe. Verranno perché possano cantarti, e io sia in te come la primavera nella foglia nuova. Verranno perché da sempre pago con l’inappartenenza. Quel pomeriggio Londra moriva e rinasceva nella corsa, come ogni giorno. Ero un giovane cameriere e tu la regina dei grandi magazzini di Selfridges. Attraversammo Hyde Park, mentre la notte cresceva dall’erba fredda, attraversando uomini e alberi per appendersi al cielo. L’Argentina, il trucco delle puttane in calle Florida a Buenos Aires, la fuga. Ricordo la partita di pallavolo in Libano, quando il Silenzio e il canto del muezzin s’intrecciavano nella polvere, e insieme ai soldati aspettare la fine come file di croci bianche, il sole a spalmarsi sulla linea del mare. In Afghanistan i bambini giocavano con un pallone immaginario, in un campo immaginario, in una nazione immaginaria. A Hebron, in Palestina, lasciavo ogni giorno una caramella fuori dalla porta. Con i suoi dentini minuscoli Aisha scendeva le scale. Amava quelle ai frutti di bosco. Intorno la storia muoveva gli uomini con i fili dell’odio. Saremmo presto diventati colpevoli. E quanti passi in Italia, questo grembo di madre prestato alla strada. E quanti passi in Sardegna, questa provincia d’ingegno, questo resistere e questo prostrarsi, questo Mediterraneo bello come una lama alla gola. Ti dico addio e muoio con te, mia lisa passione. Lasciamo tutte le strade percorse e le menzogne scritte per diventare uomini. Fuori c’è lo spettacolo della Terra, la morte e la solitudine e io, io me la faccio a piedi scalzi.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan war’s correspondent)
foschiluca.com

COGLI L’ATTIMO

 

da A piedi nudi nel parco (1967) diretto da Gene Saks, tratto dall’omonima commedia teatrale di Neil Simon. Con Robert Redford e Jane Fonda

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