LETTERA A ME STESSO, VITTIMA DEL SOLLEONE


Editoriale del 18 agosto 2016

solleone

Caro Marco, permettimi di dire che sono stupito. Proprio tu che rompi le palle al mondo mettendo in guardia da rischi e pericoli più immaginari che reali, sei caduto nella trappola. Ti sei esposto al sole per ore senza protezione alcuna, giocando con i racchettoni sulla spiaggia. Sapevi bene che il sole fa più morti degli uragani. Quando sei rientrato a casa hai cominciato ad accusare i sintomi dell’insolazione. E fin qui passi. Poi però si è capito che la cosa era più seria, si trattava di un colpo di calore. Hai perso conoscenza, deliravi. Un vicino di casa, un vecchio medico, non ti ha lasciato molte speranze; ti ha tenuto con la borsa del ghiaccio sulla testa per giorni per provare a far scendere la febbre, o la va o la spacca. Appena sei stato un po’ meglio, cercavi di spaventare chiunque ti passasse accanto sostenendo di essere Belfagor. Ora sarebbe interessante capire perché proprio Belfagor e non Jorge Luis Borges o Carlo Todde, come Filippo Martinez. O perché non l’archivista dell’Oblio, che riceve cofanetti senza chiave dall’Abate di Montepelato. Alla fine però ce l’hai fatta. Il vicino di casa ha detto che col tempo di riprenderai. Certo sarà difficile capirlo.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)


…..Hai perso conoscenza, deliravi. Un vicino di casa, un vecchio medico, non ti ha lasciato molte speranze…
(da LETTERA A ME STESSO, VITTIMA DEL SOLLEONE di Marco Schintu)

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