LETTERE ELEMENTARI


Editoriale del 28 luglio 2014

Dicembre 1988: “Ieri io e mia mamma siamo andati in una chiesa. Era strana era sotto un muro, sembrava un negozio e invece era una chiesa. C’erano dei libretti delle preghiere mentre il prete parlava e io cercavo di ascoltare, ma non ci riuscivo”. Insomma, in un quarto di secolo non è cambiato un bel nulla. Penso, scrivo e disegno. La religione come negozio da impressione architettonica è diventata una postura buffa e rassegnata in un tempo dove la battaglia dell’anima va scomparendo. Osservo e ascolto e sono ossessionato dai particolari, dai libretti e le preghiere che promettono con inganno l’accesso ad altri mondi. Appena posso mi libero della sintassi dei grandi e mi consacro alla congiunzione, e e e, ma ma ma, come i fanciulli e Omero e Hemingway. O a saltarle proprio, le congiunzioni, e ripetere i sostantivi, le cose, come formine di fango, con ignoranza d’alchimista. Molti preti di diverse religioni e filosofie continuano a parlarmi. Ma io non li sento. Manco di concentrazione. Continuo ad andare a zonzo con mia madre, e mi tiene la mano anche quando non c’è, il più delle volte, e sono lontano e nell’ultimo luogo dove lei vorrebbe.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

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