LETTURE CONSIGLIATE CONTRO IL CORONAVIRUS


Editoriale del 25 febbraio 2020

La letteratura tiene lontana la morte: in sintesi, ecco il senso del Decameron di Giovanni Boccaccio. Ricordiamocelo, in questi giorni in cui le maschere di Carnevale cedono alle mascherine del Coronavirus e in cui i cittadini, soprattutto se abitano in Lombardia e nel Veneto, “sono invitati a scopo precauzionale a rimanere presso le proprie abitazioni”. Già Pascal lo aveva detto che tutti i guai del mondo nascono dal fatto che non riusciamo a starcene tranquilli a casa nostra (e se nessun italiano fosse andato in Cina neppure ci saremmo contagiati). Ma ora potremmo approfittarne per sperimentare l’oasi consolatoria e a suo modo salvifica di un’opera letteraria, prendendo qualche volume dallo scaffale della nostra libreria. Ecco i nostri consigli epidemioletterari per tenere alla larga il Coronavirus, dopo esservi lavati le mani col sapone per 20 secondi e avere starnutito dentro il vostro gomito. L’epidemia entra nella letteratura fin dall’inizio, con Omero: infatti il primo canto dell’Iliade comincia con la lite tra Achille e Agamennone, causata proprio dalla pestilenza inviata da Apollo per punire Agamennone, colpevole di aver rapito la figlia al sacerdote Crise. Celebre anche la peste di Atene, nella quale morì Pericle, raccontata da Tucidide, e con una terribile descrizione della peste finisce il De Rerum Natura di Lucrezio. La peste del 1348, durante la quale morì la Laura di Petrarca, offre la cornice al Decameron e spinge la brigata di dieci giovani a ritrovarsi nella chiesa di Santa Maria Novella e a fuggire da Firenze per raccontarsi le cento novelle che compongono il testo, in attesa che l’epidemia si sia placata. La peste del 1630 è invece quella raccontata da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi (a causa della quale moriranno molti personaggi del romanzo, tra cui don Rodrigo, Perpetua e fra Cristoforo; se il morbo si propagherà è anche per colpa del cardinale Borromeo, che non impedirà la processione richiesta dai fedeli, mentre don Ferrante, dopo aver dimostrato che la peste non esiste, morirà a causa di essa) e nella Storia della colonna infame, che rievoca la storia vera di due bravi cittadini milanesi accusati di essere untori e condannati a morte. Invece “La peste” di Albert Camus racconta l’epidemia che colpisce la città algerina di Orano negli anni Quaranta e diventa metafora delle stragi della seconda guerra mondiale. Nella letteratura inglese, la peste di Londra del Seicento fu raccontata da Daniel Defoe, mentre nel giallo di Fred Vargas “Parti in fretta e non tornare”, la pestilenza è amplificata dalla stampa, vero flagello che moltiplica l’allarme. La battuta chiave del commissario Adamsberg sembra scritta stamani: “Chi semina audience raccoglie panico”.

 

Fabio Canessa

Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan

 

La letteratura tiene lontana la morte: in sintesi, ecco il senso del Decameron di Giovanni Boccaccio (da LETTURE CONSIGLIATE CONTRO IL CORONAVIRUS – Editoriale di Fabio Canessa)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA