LEZIONI DIPLOMATICHE


Editoriale del 25 dicembre 2017

Mi ha raccontato Rafiq Gangat, ex ambasciatore sudafricano in Palestina, che nei primi anni della sua carriera ricoprì il ruolo di consigliere diplomatico del presidente Mandela. Non ricordo più in quale anno si trovò a dover organizzare un summit cui dovevano prendere parte oltre centro presidenti di stato stranieri. La sera precedente il grande evento istruì Mandela sui tempi del ricevimento. Per evitare ingorghi avrebbe dovuto concedere pochi istanti a ogni capoccia, sul lungo tappeto rosso che avrebbe unito le automobili e il grande palazzo allestito per l’occasione. Il giorno dopo tutto filò liscio, almeno fino a quando dalla macchina non scese Yasser Arafat. Mandela e il presidente palestinese si abbracciarono e parlarono animatamente per molto tempo, mentre Gangat sudava freddo a pochi metri di distanza. Arafat infine abbandonò la scena, guadagnò le stanze e permise alla sfilata di continuare. Il secondo e ultimo ingorgo venne a crearsi con Fidel Castro. Stesso mal di stomaco per Gangat, che a sera, durante il briefing successivo al summit fece notare al presidente Mandela come tutto fosse andato bene, eccetto i baci, gli abbracci, i salamelecchi e le parole concesse ad Arafat e Castro. Mandela rispose: “Per tutti i ventisette anni trascorsi in carcere Yasser si è preso cura economicamente della mia famiglia. Quanto a Castro, devi la tua libertà ai cubani che hanno combattuto in Angola. Il protocollo potete infilarvelo nel culo”.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Per tutti i ventisette anni trascorsi in carcere Yasser si è preso cura economicamente della mia famiglia. Quanto a Castro, devi la tua libertà ai cubani che hanno combattuto in Angola. Il protocollo potete infilarvelo nel culo (da LEZIONI DIPLOMATICHE , editoriale di Luca Foschi)
Castro e Mandela

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