LIBELLENMATT


Editoriale del 27 aprile 2020

 

Che vuoi, Leonard? Non vedi che sto giocando a scacchi. Non intrometterti. Sei morto da quasi quattro anni e invece di startene buono nella terra dei morti continui a ritornare con quella canzone.”

Tenevo la radio al minimo sulle onde medie di una stazione inglese, doveva essere un lontanissimo sottofondo per questa partita spericolata col colonnello Aureliano Buendía, e invece l’ho riconosciuto e ho aumentato il volume. “A thousand kisses deep. – Profondo un migliaio di baci.” Maledetto, insidioso, avvolgente Leonard Cohen.

Deve muovere Aureliano, ma non protesta per il volume; sembra ascoltare.

Coronavirus è un bel nome, dolce e antico; non fa pensare a lutti e lacrime. Il mio tempo grazie a lui ha perso l’orientamento, come quando ero ragazzo; tutto è stravolto. Non ci sono più notti e giorni, sogni e realtà. E non ci sono più il dentro e il fuori; c’è solo il dentro, come una piacevole vertigine.

I made it to the forward deck. I blessed our remnant fleet And then consented to be wrecked,
A Thousand Kisses Deep. – Sono riuscito ad arrivare sul ponte di comando. Ho benedetto ciò che restava della nostra flotta e poi ho accettato di venire affondato, nel profondo di un migliaio di baci.”

Matto al Re Nero!”

‘Fanculo Aureliano.

 

Filippo Martinez (Scacchista)

 

A Thousand Kisses Deep – Profondo un migliaio di baci. (da LIBELLENMATT – Editoriale di Filippo Martinez)

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