LIBERTÀ DI PAROLACCIA


Editoriale dell'11 agosto 2021

Parlando dell’uso sempre più frequente del turpiloquio il linguista e accademico Tullio De Mauro affermò che “…questi fenomeni eccessivi servono a coprire una scarsa capacità di usare le risorse più appropriate della lingua”. È, più o meno, quanto sostengono i sociolinguisti statunitensi fautori della cosiddetta “Ipotesi POV” (Poverty of Vocabulary) secondo la quale l’uso di un linguaggio volgare è la conseguenza di un’istruzione carente, di pigrizia e impulsività. Ho citato il pensiero di De Mauro e la POV perché mi sembrano utili chiavi di lettura della vicenda della signora Andrea Dick, accesa sostenitrice dell’ex presidente Trump, finita recentemente sui giornali e in tribunale per avere esposto nel cortile della sua casa di Roselle Park, nel New Jersey, una serie di striscioni con la scritta “F***** Biden” e altre volgarità. A nulla sono valse le proteste dei genitori degli alunni della scuola elementare vicina alla casa della Dick, infuriati per dover passare e ripassare con i loro bambini davanti alle scritte e alle immagini volgari; a nulla è valsa l’ingiunzione del Tribunale Municipale, che imponeva alla signora la rimozione degli striscioni osceni; a nulla è valso il tentativo del sindaco di Roselle Park, Joseph Signoriello III, di spiegare alla Dick che nessuno contestava la sua opinione politica ma soltanto le parole e le immagini da lei usate per esternarla. La signora Dick ignorando le proteste dei genitori, l’ingiunzione del Tribunale Municipale e la spiegazione del sindaco si è rifiutata di rimuovere gli striscioni appellandosi al Primo Emendamento della Costituzione americana che sancisce il diritto di tutti i cittadini alla libertà di parola e di stampa. E la Corte Superiore del New Jersey le ha dato ragione. E anche io. Perché basta guardarla, la signora Dick, per sospettare che chiederle di cercare nel suo vocabolario alternative a F***** e alle altre parole triviali usate per esprimere il suo dissenso per la politica del presidente Biden sarebbe stato del tutto inutile; e imporle la rimozione degli striscioni osceni avrebbe significato negarle la libertà di esprimersi. E dunque, in modo illuminato, i giudici della Corte Superiore hanno applicato il Primo Emendamento e con la sentenza del 27 luglio scorso hanno concesso alla signora Dick di lasciare esposti gli striscioni con gli insulti osceni e con l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump che mostra entrambi i diti medi al suo successore Joe Biden e agli abitanti di Roselle Park.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“Hanno concesso alla signora Dick di lasciare esposti gli striscioni con gli insulti osceni e con l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump che mostra entrambi i diti medi al suo successore Joe Biden e agli abitanti di Roselle Park.”
Da LIBERTÀ DI PAROLACCIA – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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