UN LIBRO PER L’ESTATE


Editoriale del 29 giugno 2021

Buona regola è non fidarsi mai troppo dell’io narrante. Lo sanno bene i lettori di Agatha Christie, autrice del memorabile “L’assassinio di Roger Ackroyd”. Tanto meno c’è da fidarsi se lo stesso narratore ammette subito di essere un bugiardo matricolato. Ancor meno se racconta che, facendo da giovane la comparsa in teatro, dovendo annunciare nell’unica battuta concessagli l’arrivo del principe, la cambiò in “Il principe non può venire: si è appena tagliato la gola con un rasoio”, beandosi estasiato dello scompiglio creato sulla scena. Girando per Praga, il berlinese Hermann incontra un vagabondo malmesso che gli assomiglia in modo impressionante. Turbato e inquieto, si arrovella sul modo in cui può sfruttare l’esistenza di questo sosia. Sul quale, si capisce subito, incombe un tragico destino. Quando comincia a scrivere il romanzo che stiamo leggendo, tutto è già successo, ma Hermann sa dosare gli effetti e rivelare ogni snodo della trama con tempi perfetti, in modo da garantire la suspense e tenere acceso l’interesse di chi legge. Afferma che spedirà il tutto a uno scrittore russo artificioso ma di talento, che provvederà a pubblicare il libro a suo nome. Infatti stiamo parlando di “Disperazione”, uno splendido romanzo firmato Vladimir Nabokov, e il sofisticato espediente fa parte dell’affascinante gioco di specchi che presiede alla sottile tramatura di questo superbo poliziesco dalla forte valenza metaletteraria. Volendo dimostrare, innanzitutto a se stesso, di saper esercitare “un controllo mirabile non solo su me stesso ma anche sul mio stile di scrittura”, Hermann cerca di districare la narrazione dal guazzabuglio frammentario della sua fantasia, “bramosa di rispecchiamenti, ripetizioni, maschere”, tentando di realizzare il sogno di ogni scrittore: “trasformare chi legge in uno spettatore”. Il vero autore dunque non è Nabokov, e neppure Hermann, ma la “memoria impaziente” di quest’ultimo. Converrà seguirla docilmente, perché la posta in palio è ghiotta: addirittura celebrare il primato della creazione artistica rispetto alla verità dei fatti. Se il racconto fosse pianificato e scritto come si deve, “quand’anche il criminale andasse a costituirsi la mattina dopo nessuno gli crederebbe, giacché l’invenzione artistica contiene ben più verità intrinseca della vita reale”. Se cercate un romanzo da leggere quest’estate, non perdetevi lo spasso di seguire la lucida esposizione di un monologo febbricitante, misurando la perversa perfidia di un personaggio raffinato e ingenuo (possibile non si sia accorto che la moglie lo tradisce?), per prendere atto solo alla fine della sua cheta follia. Sarà piacevole perfino essere ingannati, come già fin dalle prime pagine ci aveva predetto: “A qualcuno l’ho fatta fare una dannata figura da scemo. Chi? Gentile lettore, guardati allo specchio”. Giocando a rimpiattino con Dostoevskij (di cui mescola “Il sosia”, “Delitto e castigo” e “Memorie del sottosuolo”) e Conan Doyle, Nabokov costruisce una perfetta macchina thriller e insieme un’affascinante riflessione sul rapporto tra le frustrazioni della vita e “il dono” (come suona il titolo di un altro suo romanzo) della letteratura. Per non sciuparla, sforzatevi di non leggere prima il risvolto di copertina, che racconta sciaguratamente l’ultimo capitolo, rovinando il calibrato meccanismo di un plot d’eccezione. Da Adelphi non ce lo saremmo aspettato…

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote ad Aristan)

“Sarà piacevole perfino essere ingannati.”
Da UN LIBRO PER L’ESTATE – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote ad Aristan)

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