SECOND LIFE


Editoriale del 19 SETTEMBRE 2014

42 giorni di vacanza nel Sud Est asiatico, quotidianamente testimoniati da un diario entusiasmante tenuto su Facebook, dove ogni giorno Zilla Van Den Born, 25 anni, raccontava le sue avventurose escursioni con tanto di foto e video che la immortalavano sott’acqua o nella pianura della campagna selvaggia. Una vacanza da sogno, che era però solo sognata. Infatti la ragazza non si è mai mossa da Amsterdam, limitandosi a fotografarsi e riprendersi nei dintorni del suo appartamento. Tutti gli amici ci sono cascati, cliccando ‘mi piace’ e scrivendo commenti del tipo ‘beata te’, ‘quanto ti invidio’, ‘vorrei esserci io’ e simili. La finzione era architettata da un progetto universitario ideato dalla studentessa olandese per dimostrare la labilità del confine tra vero e falso al tempo dei social network, capaci di manipolare la realtà e di plasmare un mondo e una vita ideali, ma completamente fasulli. Una specie di “Viaggio intorno alla propria stanza” di De Maistre spacciato per vacanza esotica extra-lusso. Centinaia di persone hanno invidiato una povera donna rimasta tutta l’estate in casa a inventarsi un collage mediatico di testo, foto e video taroccati. Un apologo sulla Second Life che aggiorna il divario tra l’essere e l’apparire a un’epoca che ha mutato il modo di vedere la realtà e di mostrare la propria vita. Facendo leva sulla nostra maledetta voglia di vedere sempre più verde l’erba del vicino. Che era invece, come quella di Massimo Ranieri, l’erba di casa sua.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da L’erba del vicino è sempre più verde (The Grass Is Greener 1960) diretto da Stanley Donen. Con Cary Grant, Deborah Kerr, Robert Mitchum, Jean Simmons

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