L'INELUTTABILE DESTINO DI GESÙ


Editoriale del 12 agosto 2019

Ho sempre vegliato su di lui con trepidazione. Sempre. I primi trenta anni è stato facile poi, a partire dalle nozze di Cana, tutto si è complicato.
La sua fama si diffuse in un attimo, come un incendio d’estate. Raccontava di un Regno per tutti, parlava di vera vita. Arrivavano a frotte per ascoltare la sua voce calma e potente. Giungevano da tutta la Galilea, dalla Giudea, dalla Samaria… speravano di incrociare il suo sguardo, di conquistare un suo sorriso. Era inevitabile che i tromboni e i tromboncini che amministravano il Sacro da quelle parti, sentendosi minacciati dal suo carisma, lo volessero morto. Io lo sapevo e lo sapeva benissimo anche Lui, ma non fuggimmo, non ci opponemmo, perché questo era ciò che le Scritture avevano annunciato. Questo doveva essere il suo destino.
Poi venne la terribile notte del Getsemani.
Era la sua ultima notte e Gesù volle ritirarsi a pregare. Chiese a Pietro Giacomo e Giovanni di fargli compagnia, ma loro si addormentarono. Quei pasticcioni degli evangelisti, gli stessi che per convincere le masse hanno infarcito i loro racconti di miracoli inventati, mi ignorarono. Scrissero che fu lasciato solo.
Ma non era solo: io c’ero!
Solo Luca mi nomina di sfuggita, e molti anni dopo un poeta, Rainer Maria Rilke, mette addirittura in dubbio le sue parole: “Dissero poi che un angelo discese./ Un angelo? Perché? La notte scese,/ triste notte qualunque; all’altre uguale”.
Ma che ne sapeva Rilke? Io ero accanto a lui, sdraiato, con la faccia nell’erba, e pregavo con lui.
Ero lì. Non l’ho lasciato un attimo.
Pilato non lo voleva crocifiggere. Dopo averlo fatto frustare lo mostrò alla folla: “Ecce homo!”, ecco l’uomo; come a dire “Guardate com’è ridotto! Non vi basta?”. Gesù era insanguinato, tremante e io ero lì, e lo sorreggevo.
Ed ero ancora lì, sempre lì, sul Golgota, ai piedi della croce, quando la Sua voce mi spaccò il cuore:
“Eloì. Eloì, lemà sabactanì”. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Non ti aveva abbandonato, Gesù. Tramite me tu avresti dovuto sentire la Sua presenza.
Ero lì, e non te ne eri accorto.
Ero lì mentre gridavi la tua solitudine.
A quel punto, disperato, feci quello che non avrei mai dovuto: tentai di liberarti, di cambiare l’annuncio delle Scritture, di oppormi al nostro destino. Volando cercai di strapparti i chiodi dalle mani. Tentavo con tutte le forze, ma era come se fossi diventato un fantasma: non riuscivo a stabilire un contatto, non avevo presa.
Solo nello spasmo finale dell’agonia ho avuto l’impressione che mi guardassi. Che mi vedessi.
Quando tutto finì te lo chiesi. Mi rispondesti di sì, che mi avevi visto.
Dopo duemila anni ho ancora il dubbio che mi abbia detto una pietosa bugia.

Filippo Martinez (angelo custode)


“Era la sua ultima notte e Gesù volle ritirarsi a pregare. Chiese a Pietro Giacomo e Giovanni di fargli compagnia, ma loro si addormentarono.”
Da L’INELUTTABILE DESTINO DI GESÙ – Editoriale di Filippo Martinez (angelo custode)

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