L’INFINITO VIAGGIARE


Editoriale del 9 luglio 2013

Cari docenti, vi consiglio di portare in vacanza come lettura estiva “L’infinito viaggiare” di Claudio Magris, dal quale è stato estratto il brano da analizzare per il compito di italiano in questi ultimi esami di stato. A lode del ministero che lo ha scelto con gusto e lungimiranza, a perenne ignominia non tanto degli studenti che lo ignoravano comprensibilmente quanto della maggioranza di voi insegnanti che, rintronata dai feticci consunti di Svevo e Pirandello, ne ignorava perfino l’autore. Fenomenologia del viaggio e insieme elegia della letteratura, orchestrata da uno scrittore sopraffino il cui talento si accende quando sposa, come nello splendido “Danubio”, il registro saggistico alla vena narrativa. Nato come raccolta di pagine di viaggio, il libro è in realtà molto di più: una colta ed elegante meditazione sul legame profondo fra viaggio e letteratura (analoghi nell’“esplorazione, decostruzione e ricognizione del mondo e dell’io”), una finissima variazione della distinzione tra persuasione e retorica cara a Michelstaedter, una riflessione sul concetto di identità (messo a repentaglio e fortificato ogni volta che si trasloca da casa), un corto circuito scaturito dal confronto tra il mondo di carta delle pagine di un libro e quello visitato nella realtà, un saggio letterario strepitoso, che abbatte i confini geografici e abbraccia l’intero orbe terraqueo emerso dai capolavori di ogni tempo e spazio (si vedano i capitoli sui luoghi di don Chisciotte, sull’appartamento di Dostoevskij, sulla tomba della protagonista del Werther goethiano, sulla Selva Nera come scenografia di tanti scrittori tedeschi). Una guida magistrale di “archeologia del paesaggio”, che ci conduce per mano nei castelli bavaresi di Ludwig, tra le valli istriane abitate dai cici e attraverso i vicoli della Praga magica di Kafka e Meyrink. Un archivio di oggetti dotati di anima, come il tavolo di Schonberg finito da Vienna all’Università di Los Angeles o i vecchi giocattoli, dal fascino ambiguo, raccolti nel museo di Lund. Il capitolo sulla Norvegia (“Parrocchia del Nord”) diventa una bellissima apologia della religione cristiana, quello sulla Cina si interroga sul rapporto tra il progresso e la rivoluzione. Affermando che viaggiare produce uno spaesamento che educa all’umiltà e all’ironia, Magris si chiede se la narrativa contemporanea più autentica non sia quella dei narratori “non fiction”, che scrivono “attraverso la presa diretta dei fatti”, come l’ottimo Kapuscinski. E conclude con lo sberleffo di un italiano che vive da molti anni nella capitale della Tasmania, alla fine del mondo. Alla domanda di come si trovi in un luogo così sperduto, risponde: “Io me ne frego e allora questo è il posto giusto”.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

Viaggio nell’isola misteriosa film (2012) diretto da Brad Peyton

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