L'INNO DI UN POPOLO


Editoriale del 20 aprile 2014

Ha ragione Filippo Martinez, per i Re individuali la vita è una battaglia senza fine. Le parole non possono descriverla, neppure quelle bellissime di Giangavino Vasco o la musica straordinaria di Salvatore Saba. “Gherra… e ancora mùidas de gherra, chi de ùrulos prenan cust’aera.” È un insieme di ritmi e tamburi incessanti che scuotono anime e sentimenti. Pelle d’oca e groppo alla gola, quelle sensazioni che ti fanno sentire infinito perché quando riconosci i suoni del tuo Popolo senti di essere uno e mille; mille e centomila. Ovunque tu sia. Per nascere, morire, e rinascere ancora. I rombi della guerra sono anche l’alba della pace, sono pause tra le parole e per noi, forse solo per noi, il profumato silenzio di lentischio e mirto in quelle giornate in cui il maestrale stira lo sguardo sino a dove il mondo finisce. E allora chiudete gli occhi e ascoltate con attenzione “Muidas de Gherra”*. Anche se lo avete già visto diciotto volte come ho fatto io, lasciatevi portare dalle sole voci che sanno parlarci di quando non eravamo ancora, tra le pietre, i cespugli e la pianura; cercate di capire perché siamo come siamo, orgogliosi di essere stati scelti da una Terra che respira cielo e mare e che – a ogni sussulto – ci porta con lei o, quando siamo lontano, portiamo con noi. Per tutta la vita.

* http://youtu.be/Mj1OTdpjtRc

(@luca__pani)
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Il coro Maurizio Carta di Oristano canta “Mùidas De Gherra”
(musica: Salvatore Saba; parole: Giangavino Vasco)
Master di Regalità Individuale. Oristano 25 marzo 2014.

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