L'INVISIBILITÀ


Editoriale del 13 febbraio 2015

Giovedì, viaggio in treno e penso: sono circa trent’anni che ho scelto l’invisibilità. Questo status ovviamente comporta una serie di problemi: avendo da tempo incarichi pubblici, sono costretto a manifestarmi (riunioni professionali, assemblee politiche, inaugurazioni di strutture pubbliche o private, comunicati stampa, conferenze ecc.). A suo tempo fu mia cura, quindi, quella di scegliermi un alter ego, una controfigura insomma, che mi rappresentasse fisicamente nelle occasioni pubbliche. Ovvio che doveva anche lei essere invisibile, ma a quel tempo non era un gran problema. La mia scelta cadde su una bellissima ragazza; non sto qui a descrivervela per pudore, sappiate però che era bellissima. Parlando farfugliava e diceva cose di poco conto, però aveva uno stupendo sorriso e si muoveva in modo incredibilmente sensuale. Ogni sua comparsa in pubblico era un grande successo. Il problema è che sono passati trent’anni. Ormai è una signora di mezza età, ha perso il suo fascino e non ha compensato la perdita con nuove qualità intellettuali. Non ho però il coraggio di sostituirla e comunque dubito di trovare oggi altri invisibili che possano assumerne il ruolo.

Pietro Serra
(Capitano medico, ambasciatore di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Il ritorno dell’uomo invisibile (1940) regia di Joe May, con Vincent Price e Cedric Hardwicke

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