L'ISOLA DEI MATURI


Editoriale del 10 luglio 2018

Mi aggiro malinconico tra i banchi sfollati, scolandomi un’ultima birra. Si è conclusa anche questa maturità. La musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutili esami, amore mio… visto che da decenni il 99% dei candidati viene promosso. A un certo punto il mix tra povertà culturale, mammismo patetico e assenza di speranza nel futuro ha convinto presidi e professori che gli studenti non dovevano più essere esaminati, ma gratificati. Dunque guai bocciarli, anzi l’obiettivo sarebbe tirare fuori tutto il buono che hanno, fingere di non vedere lo schifo e poi far lievitare il più possibile il voto. Che tristezza! Ma anche che divertimento! Per me rimane uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, suggestivo come il Natale e imperdibile come il Festival di Sanremo.Tanto che, per non rinunciarvi, faccio perfino, come quest’anno, il Presidente della Commissione, ruolo che sembra fatto apposta per mettere in evidenza tutti i miei limiti professionali e umani. Ma ne vale la pena, se permette l’accesso all’esperienza esaltante di questo microcosmo selezionato dal caso: sette persone che non si conoscono lavorano insieme per un mese a valutare studenti a loro volta sconosciuti per poi non rivedersi mai più per tutta la vita. Un’idea tra Ariosto e Brassens. In questo arco di tempo, breve ma intenso, si sprigionano finissime dinamiche psicologiche, penose lotte di potere, gare di dominio a base di un carisma spesso sfiatato e di un repertorio sempre d’antan, tra bluff da pokeristi per gli esterni e miserabile accattonaggio di un voto in più per gli interni. Lo spettacolo è assicurato perché, nonostante la buona bontà e la volenterosa volontà di tutti, i candidati si ostinano a essere emozionati e, per rispettare le regole del teatro, c’è anche un pubblico (compagni di classe, amici, parenti). La messinscena, rodata ormai da anni, garantisce un format di tenuta robusta. Tra i reality è quello meglio calibrato. Tra i talent è l’unico da cui qualcuno che diventerà famoso deve uscire per forza.

FABIO CANESSA (Preside del Liceo Olistico Quijote)

In questo arco di tempo, breve ma intenso, si sprigionano finissime dinamiche psicologiche, penose lotte di potere, gare di dominio a base di un carisma spesso sfiatato e di un repertorio sempre d’antan, tra bluff da pokeristi per gli esterni e miserabile accattonaggio di un voto in più per gli interni. Lo spettacolo è assicurato” Da L’ISOLA DEI MATURI editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

da IL GIUDIZIO UNIVERSALE regia di Vittorio De Sica

 

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