CRONACA DI UNA RETROMARCIA


Editoriale del 4 giugno 2020

Una buona notizia. Era da tempo che Christian Solinas, governatore della Sardegna, minacciava di far sbarcare sull’isola dopo il 3 giugno solo individui muniti di un passaporto di immunità. Un’idea difficilmente sostenibile. Così, al crescere dei pareri contrari, il passaporto era via via diventato patente, patentino, filtro, certificato di negatività (quest’ultimo più adatto però ai portatori di sfiga). Con gli albergatori che nell’incertezza, assistevano impotenti alla disdetta delle prenotazioni, negli ultimi giorni era balenata l’idea di chiedere la più surreale delle autocertificazioni: “dichiaro di essere immune”; assieme alla promessa di un bonus per i turisti che spontaneamente dimostravano di possedere uno o due anticorpi. Finché il 2 giugno, alé hop, è magicamente sparito tutto, molto rumore per nulla. Storicamente i passaporti di immunità sono stati benzina sul fuoco dell’odio tra stati, regioni, città e individui. La popolazione di New Orleans fu divisa per gran parte del XIX secolo sulla base del possesso di una presunta immunità alla febbre gialla, con gravi conseguenze di tipo sociale, economico e sanitario. Non esistono, secondo la prestigiosa rivista Nature, ragioni scientifiche ed etiche che giustifichino la limitazione dei movimenti delle persone su basi biologiche e per ora l’immunità da COVID-19 resta un mistero (“Ten reasons why immunity passports are a bad idea”, Natalie Kofler e Françoise Baylis, 21 maggio 2020). Il governatore aveva sinora condotto la sua meritevole battaglia per la tutela della salute di indigeni e turisti (come siamo buoni noi sardi!) lancia in resta. Preso atto che il passaporto di immunità sarebbe rimasto tra le buone intenzioni, avrebbe invece potuto usare toni più pacati e prendere decisioni più chiare: “Cari turisti, per quest’anno è andata così. Tra voi ci sono ancora degli infetti, ma non possiamo impedirvi di venire. Sappiate però che il rischio che qui ci ammaliamo tutti è enorme. Statevene a casa: organizzeremo lo snorkeling su Zoom”. Oppure: “Cari turisti, sappiamo bene che tra voi ci sono ancora molti infetti, ma all’apparenza siete tutti belli e sani. Chiudiamo dunque un occhio: riempite pure le nostre spiagge. Vi doteremo di una bombola di ossigeno e di un respiratore automatico”. È finita invece in questo modo: “Buon viaggio a tutti!”

Marco Schintu
(Igienista presso l’Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Cari turisti, per quest’anno è andata così. Tra voi potrebbero esserci ancora degli infetti, ma non possiamo impedirvi di venire. Sappiate però che il rischio che qui ci ammaliamo tutti è enorme e supera di gran lunga la gioia che ci date venendo a trovarci. Statevene a casa: organizzeremo lo snorkeling su Zoom”.

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