LO SPECCHIO E IL SIMULACRO


Editoriale del 26 ottobre 2021

Se la realtà è sogno e il cinema è sogno, un facile sillogismo può convincerci che “l’unica realtà dell’immagine è la forza esercitata sullo spettatore”. Per chiarire il concetto, il bravo Paolo Bertetto, docente universitario di cinema, analizza bene la sequenza centrale del labirintico “Mulholland drive” di David Lynch. Prendendoci per mano, ci accompagna nell’inquietante club Silenzio, dove le due protagoniste scoprono inorridite la natura fittizia dello spettacolo: non c’è la banda, eppure si sente la musica; grazie al playback, una cantante può cadere svenuta (o morta) senza che il canto si interrompa. La sola verità sono le emozioni delle esterrefatte spettatrici. Tutto il resto è “artificiale, falso, illusivo”. E “l’unico elemento reale dello spettacolo è l’effetto sullo spettatore”. Si torna al profetico Nietzsche: se “il mondo vero è diventato favola”, la favola è destinata a surrogare il mondo. Si torna al tormentato Dick e all’inflazione di mondi paralleli, doppi e cyborg che fondono corpi e automi, i Terminator che miscelano corpi di carne e sangue a sofisticate protesi artificiali, cavi e computer, acciaio e microcellule. Leggendo il saggio di Bertetto “Lo specchio e il simulacro” (edito da Bompiani) si ha l’impressione di una mappa di un immaginario cinematografico che si è talmente intersecato con il mondo da sovrapporsi a esso. Il tema è anche quello dell’identità dell’uomo contemporaneo, così frantumata e moltiplicata da identificarsi con l’intreccio delle esperienze della fiction. Lo spettacolo mette in scena questo gioco di specchi e di riflessi, che gioca con la mimesi in un tripudio di metacinema. E Bertetto sa far interagire Orson Welles e Andy Warhol, Hitchcock e Kubrick nel vortice di significati e significanti che miscelano gli abissi dell’inconscio e i fantasmi dell’immagine filmica.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Lo spettacolo mette in scena questo gioco di specchi e di riflessi, che gioca con la mimesi in un tripudio di metacinema.”
Da LO SPECCHIO E IL SIMULACRO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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