L’ODISSEA DELLA VITA


Editoriale del 30 luglio 2013

Per il turista estivo accaldato e nervoso, il porto è luogo di confusione e disperazione: biglietti e bagagli, imbarchi e sbarchi. Per chi vive nella terra di mezzo tra reale e immaginario, è il più affascinante dei luna park. Se la navigazione è da sempre metafora del viaggio della vita, il porto non può che esserne l’approdo finale. Non solo e non tanto come placida rappresentazione della vecchiaia e della morte, ma soprattutto come esito, chiusura perfetta. Arrivare in porto significa soprattutto raggiungere l’obiettivo: dal momento che l’esistenza si configura come un percorso avventuroso gravido di minacce e di dolori, durante il quale la fragile navicella sulla quale viaggiamo rischia di naufragare, la vista del porto già ci riempie di gratificazione, facendoci intravedere la salvezza. Il porto è sinonimo di protezione, di liberazione dagli affanni e dai disagi di chi si sforza di mantenere la rotta durante la tempesta. Chi non salpa non vive, chi non ha il coraggio di tentare l’avventura per mare si priva delle emozioni di stare al mondo, impedendosi di conoscere se stesso e l’universo che lo circonda. L’Ulisse di Omero, mito fondatore della cultura occidentale, ha come fine ultimo il ritorno a Itaca, ma l’imprevedibilità del fato gli riserva un’innumerevole serie di deviazioni, allontanamenti, tentazioni che lo separano da Penelope. Al punto che l’Ulisse di Dante non riesce ad acquietarsi nella propria casa e, pur vecchio e stanco, cede al richiamo della vita e dell’avventura, osando l’inosabile. Una vita protetta non è degna di essere vissuta e la nostalgia del focolare domestico si nutre della continua minaccia di essere privati della dimensione familiare, in balia dei numi avversi. Il vero marinaio non può infilarsi le pantofole e abbandonare remi e vele per la poltrona e il telecomando. Meglio rischiare che la Provvidenza affondi con il suo carico di lupini e Bastianazzo affoghi piuttosto che rinunciare ad affrontare il mare aperto. Una vita viva è sempre un’odissea, per i flutti del Mediterraneo o tra le vie di Dublino poco importa. Chi si sente, come Montale, “della razza di chi rimane a terra”, ne serberà sempre il rimpianto e il rimorso.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

Fronte del porto (On the Waterfront) è un film del 1954 diretto da Elia Kazan e interpretato da Marlon Brando, vincitore di 8 premi Oscar

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