LONTANO DAGLI OCCHI, LONTANO DAL CUORE


Editoriale del 3 novembre 2019

Si chiama DASPO urbano, il provvedimento ideato dal governo Minniti e ripreso, in forma più radicale nel decreto sicurezza firmato da Salvini. Il linguaggio è quello familiare del calcio, dal quale mutua la sostanza. Il divieto di accedere alle manifestazioni sportive era stato pensato come soluzione alla violenza negli stadi, in seguito ai disordini in occasione della finale di Champions tra Juventus e Liverpool del 1985. L’ultimo governo di centrosinistra ne aveva esteso il raggio d’azione ai centri urbani e prevedeva l’allontanamento di individui usi a violare la quiete o la sicurezza: borseggiatori seriali, sospettati di terrorismo, violenti recidivi. Il nuovo daspo stabilisce norme più stringenti, mentre ne rende più vaghi i principi di applicazione e demanda all’autorità locale. Così da Milano a Palermo il sindaco può firmare un provvedimento di espulsione (previa multa) per quanti danneggino l’immagine della città. La differenza non è di poco conto: possono essere allontanati dai centri urbani anche i senzatetto, quanti chiedono l’elemosina, chiunque presenti un disagio psichico o sociale, i venditori ambulanti. Tutti respinti ai margini, nascosti nelle pieghe delle periferie, così da non rovinare gli aperitivi nelle vie della movida o dello shopping. Basta con la malinconia degli ultimi, che infastidisce i turisti. Nessuna differenza tra giustizia e vanità. Perché un conto è commettere un reato, e per questo a intervenire ci sono la legge e le forze di polizia, un altro è essere inadeguati (rispetto ai parametri arbitrari della giunta comunale del momento) per fare le comparse nel filmetto patinato che vuole raccontare (mentendo) le nostre città. Questa farsa finirà per cancellare ciò che ci accade ogni giorno, finirà per confinare al buio, insieme al degrado, anche la grazia, la dignità e la solidarietà. A creare altri recinti: dentro i sani di mente, i benestanti, i regolari; fuori coloro che un giorno hanno perso il biglietto d’ingresso in società. Guadagneremo un decoro traballante e finto, perderemo lo sguardo di chi chiede una moneta, la voce di chi si ferma a parlare con la stessa signora che supplica i passanti di aiutarla a riavere la sua casa, il senzatetto che prega e il cane che gli dorme accanto, il musicista di strada straniero del quale non abbiamo mai sentito la voce, i braccialetti del signor Anu. I nostri figli non conosceranno la vergogna di frugare in un cassonetto a notte fonda con lo sguardo basso, non vivranno mai l’imbarazzo del negare una moneta, non si chiederanno se intervenire o tirare dritti quando incontrano un poveretto in preda a un raptus mistico che invoca Dio al centro di un incrocio, non vedranno più un tossico usare il bagno del pronto soccorso come riparo dal freddo. Presto non dovremo più difenderci da nessuno, se non da noi stessi.

 

Eva Garau (Precaria di Aristan)

 

Così da Milano a Palermo il sindaco può firmare un provvedimento di espulsione (previa multa) per quanti danneggino l’immagine della città (da LONTANO DAGLI OCCHI, LONTANO DAL CUORE – Editoriale di Eva Garau)

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