LOUISE GLUCK, CHI ERA COSTEI?


Editoriale del 13 ottobre 2020

La notizia che il Premio Nobel per la Letteratura era stato assegnato quest’anno alla poetessa americana Louise Gluck ha provocato la solita reazione di commenti polemici che si ripete ogni volta, tanto che si potrebbero fotocopiare gli articoli degli ultimi lustri e riproporli pari pari. Ma chi la conosce questa scrittrice? Possibile che l’Accademia svedese premi sempre un Carneade che nessuno sa chi cazzo è? E poi ecco arrivare il solito elenco di miti rimasti a mani vuote: ricordate che il Nobel non l’hanno vinto né Kafka né Proust, né Tolstoj né Joyce, né Borges né Philip Roth. Come dire, noi Kafka, Proust, Tolstoj, Joyce, Borges e Roth li teniamo sul comodino e li recitiamo a memoria, e questi stronzi vanno a confondersi con Louise Gluck! E poi premiano solo quelli di sinistra, come Gunter Grass, Garcia Marquez e Dario Fo, e ultimamente solo donne, per essere politicamente ultracorretti. Cioè, noi abbiamo dimestichezza con la grande letteratura che vola alto come l’aquila al di sopra delle miserie umane e questi citrulli sono vergognosamente succubi del sociale, della politica alla moda e dello Zeitgeist. Ammesso anche che ci sia del vero, la solfa è risaputa, sterile e poco interessante. Sarebbe stato meglio per noi leggere un pezzo che ci spiegasse chi è Louise Gluck e quale sia la sua poetica. Invece, siccome il mondo è tondo e vastissimo, gli scrittori sono tanti milioni di milioni, per cui inevitabilmente gli addetti alle pagine culturali ogni anno sono presi in contropiede perché non hanno mai sentito nominare il vincitore. Ad aumentare il giramento di coglioni si aggiunge il fatto che l’annuncio arriva alle 13 e nessuno fa in tempo a informarsi decentemente per scrivere qualcosa di sensato che deve per forza essere impaginato prima di sera. Così sfogano la loro irritazione rispolverando il cahier de doleance degli illustri esclusi dal Nobel e si vendicano dei giurati che li hanno fatti sentire ancora una volta ignoranti. L’ideale per loro sarebbe che premiassero non tanto qualcuno che se lo merita, ma qualcuno che conoscono, per esempio Murakami o Javier Marias. Macché, quelli vanno a cercare Olga Tokarczuk e Svjatlana Aleksievic. Magari Louise Gluck sarà una schifezza, ma non sarebbe il caso di dare un’occhiata ai suoi versi e cercare di capire che ci hanno trovato gli accademici? Tutto sommato, nella galassia inaffidabile e inutile dei premi letterari, il Nobel, con i limiti e le pecche suddette, rimane senz’altro il meno inaffidabile e il meno inutile. Anziché innervosirci perché vince un autore a noi sconosciuto, dovremmo rallegrarci per la segnalazione di uno scrittore, probabilmente di qualche interesse, che non conoscevamo. Impossibile ergersi a giudici per decidere chi, in tutto il mondo, avrebbe meritato più di tutti il Nobel. Accontentiamoci di poter aggiungere nella nostra libreria un nuovo arrivato che merita di essere accolto con un po’ di fiducia, visto chi ce lo ha garantito. Se, dopo averlo letto, scopriremo che fa schifo al maiale, a farlo ruzzolare dallo scaffale siamo sempre in tempo.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

“Anziché innervosirci perché vince un autore a noi sconosciuto, dovremmo rallegrarci per la segnalazione di uno scrittore, probabilmente di qualche interesse, che non conoscevamo.”
Da LOUISE GLUCK, CHI ERA COSTEI? – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

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