LUCIANO DE CRESCENZO O L'ARTE  DELLA LEGGEREZZA DI VIVERE


Editoriale del 23 luglio 2019

Il cliché del comico scoppiettante sulla scena e triste nella vita mi è sempre parso fasullo. E anche un po’ avvilente risulta l’idea burattinesca del buffone che prima si scatena e poi si accascia cupo appena si spengono le luci del palcoscenico. L’umorismo è un punto di vista sul mondo, il senso del comico nutre l’arte di vivere con leggerezza e tutti i personaggi dello spettacolo che ho conosciuto o incontrato, da Alberto Sordi a Paolo Villaggio, da Renzo Arbore ad Adriano Celentano, mi sono sembrati, in privato, uguali spiccicati alla loro immagine pubblica. Tutt’altro che triste e cupo era Luciano De Crescenzo, finissimo umorista, maestro di ironia, conversatore divertente e divertito più a cena e nella vita reale che sotto i riflettori. Anzi, proprio dalla realtà iniziò la sua carriera artistica, perché esordì come fotografo: celebre il suo scatto di un barbone sdraiato in un vicolo di Napoli col cappello per l’elemosina e il cartello “Ridotto in questo stato dal cognato”. Oppure la foto del manifesto funebre di Luigi Esposito, “spentosi serenamente a 101 anni”, chiosato così da un pennarello napoletano: “e vulevo vedé ca faceva pure storie”. Proprio dalla realtà derivò anche il suo successo di divulgatore della filosofia: per spiegare Epicuro ricorse all’elettrauto napoletano sotto casa sua che, appena arrivava l’estate, chiudeva fino a settembre l’officina, appendendo sulla saracinesca la scritta “Avendo guadagnato quanto basta, Tonino è andato al mare”.  Perfino i momenti più difficili e delicati della sua vita privata furono vissuti all’insegna di un surreale disincanto, se la ex-moglie Gilda ricorda che alla tremenda sfuriata che gli fece, con le valige in mano, il giorno che decise di lasciarlo, De Crescenzo rispose serafico: “Se aspetti cinque minuti, esco anch’io”.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

dalla realtà derivò anche il suo successo di divulgatore della filosofia: per spiegare Epicuro ricorse all’elettrauto napoletano sotto casa sua che, appena arrivava l’estate, chiudeva fino a settembre l’officina, appendendo sulla saracinesca la scritta “Avendo guadagnato quanto basta, Tonino è andato al mare” (da LUCIANO DE CRESCENZO O L’ARTE  DELLA LEGGEREZZA DI VIVERE – Editoriale di Fabio Canessa)

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