L'ULTIMA INTERVISTA DI PASOLINI


Editoriale del 5 novembre 2019

Frequentavo la quarta elementare quando vidi in tv “Uccellacci e uccellini”. Rimasi folgorato come uno che, aspettando l’autobus, vede arrivare invece un’astronave o uno pterodattilo. La mattina seguente ci scrissi un tema in classe, visto che il maestro aveva assegnato una composizione libera. Fu uno dei più grandi successi della mia vita: il maestro telefonò il pomeriggio stesso ai miei genitori per complimentarsi, stupefatto che un bimbino avesse affrontato un’opera così complessa (capendoci il giusto, ma si sa che basta il pensiero), poi lo fece leggere al direttore e lo mandò in tournée per tutta la scuola elementare. Nel giudizio (che devo ancora avere da qualche parte) scrisse che dovevo assolutamente incontrare il regista Pier Paolo Pasolini, perché sarebbe rimasto di sicuro entusiasta che un alunno delle elementari avesse scritto quelle cose sul suo film. Io non vedevo l’ora di conoscere Pasolini, ma non feci in tempo. Sarà per compensare l’incontro mancato che ogni anno, in questa settimana che è quella della sua morte, leggo qualche suo testo. Ieri ho riletto l’intervista che rilasciò a Furio Colombo poche ore prima di morire, alle sei del pomeriggio di quel sabato 1 novembre 1975 che si sarebbe concluso a Ostia con un efferato assassinio, al centro di tante ipotesi rimaste ancora senza certezze. Nelle allarmanti e profetiche parole di un intellettuale che dichiara che siamo tutti in pericolo, che parla di violenza e di “sprangate”, con accenti insieme lucidi e febbricitanti, cerco vanamente un indizio che permetta di capire meglio, se non la verità di quel delitto, almeno la personalità del fustigatore dell’omologazione antropologica contemporanea e il messaggio che ha voluto lasciarci con la sua opera, ormai inscindibile dall’inquietante parabola della sua vita. La polemica contro la scuola dell’obbligo, il rimpianto del mondo brechtiano, che opponeva i ricchi maiali ai poveri buoni e sfruttati (mentre oggi chi si ribella al padrone ha la medesima mentalità e vuole solo prenderne il posto), la denuncia di un consumismo dove tutti vogliono tutto a tutti i costi, in un gioco al massacro in cui ognuno è insieme carnefice e vittima, mantengono la carica provocatoria e la lacerante energia dello scandalo. Autenticate da una confessione che, col senno di poi, mette i brividi: “Con la vita che faccio io pago un prezzo…è come uno che scende all’inferno. Ma quando torno –se torno- ho visto altre cose, più cose…che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi.”.

 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

Frequentavo la quarta elementare quando vidi in tv “Uccellacci e uccellini”. Rimasi folgorato come uno che, aspettando l’autobus, vede arrivare invece un’astronave o uno pterodattilo (da L’ULTIMA INTERVISTA DI PASOLINI – Editoriale di Fabio Canessa)

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