L’ULTIMO BENE


Editoriale del 13 giugno 2018

Quanto sono davvero buoni i buoni? Quale è la reale motivazione della bontà? Fin dove arriva il mito consolatorio e onanistico dell’essere buoni?

L’India ha ispirato a Borges il sogno di un romanzo fittizio, “L’avvicinamento ad Almotazim”, che narra la vertiginosa ricerca del bene in un mondo che ne sembra privo. Il protagonista è un miserabile indù che in vita sua ha fatto una cosa sola: ha ucciso un musulmano in uno scatto d’odio.

Poi continua a grufolare nel fango concreto e morale, per anni.

Poi improvvisamente incontra un uomo – miserabile come lui, ma appena un po’ meno- che uscendo dal previsto lo sorprende con un gratuito, ancorchè piccolissimo, atto di generosità. Colpito, segue quell’uomo, alla ricerca di quell’oggetto misterioso, inatteso, il Bene, che gli fa lo stesso effetto del monolite nero alle scimmie di Kubrick. Eccita, chiama,  incuriosisce e  sveglia.

Pedinando quell’uomo arriva a conoscere un altro uomo, ancora un  po’ più buono del primo. E poi un terzo. Il bene chiama il bene e la catena lentamente si allunga.

Salendo nella scala del bene si incontrano santi, guru, madri. Il penultimo della gerarchia è un re giusto.

Alla fine il protagonista viene introdotto nella stanza dell’Ultimo Bene, una stanza misera chiusa da una tendina di perline colorate. La mano dell’Ultimo si sporge da quella tendina e lo chiama. A fare da scorta un servitore, che somiglia straordinariamente al musulmano che il nostro, in gioventù, aveva ucciso.

Al mondo c’è gente che spera inconsciamente nell’affondamento di una nave per dimostrare quanto è buona. Viviamo in un brutto secolo. Chi si aspettava molto dalla natura umana dovrà ricredersi. L’avvicinamento ad Almotazim è reso difficile sia da chi rinnega il bene, sia da chi se ne fa maschera. Ma è nostro dovere sapere che anche oggi, nel 2018, dietro la tenda Almotazim c’è, e ci chiama.

 

Gianluigi Sassu (Asiatista di Aristan)

 

il Bene, che gli fa lo stesso effetto del monolite nero alle scimmie di Kubrick. Eccita, chiama,  incuriosisce e  sveglia. (da L’ULTIMO BENE – Editoriale di Gianluigi Sassu)

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