L'ULTIMO VOLO


Editoriale del 29 gennaio 2020

 

Kobe Bryant era l’espressione, anzi l’incarnazione del volo. Aveva imparato a volare da un parquet Nba al canestro con leggerezza per schiacciare la palla dentro l’anello elevandosi al di sopra di esso. Ma aveva capito anche che per essere un campione doveva volare continuamente oltre la sua persona, non essere Kobe Bryant, ma diventare il Kobe Bryant di se stesso, superando ogni giorno l’identità e il talento di ieri per arricchirli e accrescerli con tanto lavoro, con una serietà e un’etica professionale incredibile. Lui lo spiegava così: “La mentalità non riguarda un risultato da prefiggersi, quanto piuttosto il processo che conduce a quel risultato. Riguarda il percorso e l’approccio. È uno stile di vita. Penso che sia importante adottare questo metodo in ogni impresa”. Forse era destino che la sua vita si concludesse con un volo, dall’alto verso il basso, questa volta: non è stato uno dei tanti infortuni di cui è stato vittima nella sua lunga carriera e dai quali ha saputo risollevarsi, come ha scritto in una commovente lettera a un collega che si era rotto la tibia e la caviglia della gamba sinistra, imparando a “guardare avanti” e a concentrarsi “sui piccoli traguardi lungo la via”, in modo da trovare “la bellezza delle cose semplici che prima dell’infortunio davi per scontate”. Questa volta, però, come hai osservato quasi a mo’ di presagio in quella missiva la realtà non ti restituisce nulla e anche tu non puoi farci niente”. Chissà se negli ultimi istanti della tua vita, mentre facevi quel volo alla rovescia in cui non avresti mai voluto cimentarti, hai ripensato all’epilogo della commovente lettera d’addio che hai voluto dedicare alla pallacanestro dopo 20 anni sul parquet: “Sono pronto a lasciarti andare. Sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò, che rimarrò per sempre quel bambino con i calzini arrotolati bidone della spazzatura nell’angolo 5 secondi da giocare. Palla tra le mie mani. 5… 4… 3… 2… 1… Ti amerò per sempre, Kobe”.

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

 

Kobe Bryant era l’espressione, anzi l’incarnazione del volo (da L’ULTIMO VOLO – Editoriale di Silvano Tagliagambe)

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