MA QUESTA NON È UNA PIPA


Editoriale del 04 luglio 2016

MA QUESTA NON È UNA PIPA

Ero pronto, sarebbe stato bello scrivere un volteggio sull’ennesima vittoria delle cicale mediterranee contro le formiche wagneriane, la battaglia fra l’intelligenza di fluire con il caos e il pensiero che come un fabbro cerca di piegarlo. Sarebbe sicuramente risultata una panzana, uno di quegli esercizi romantici sullo spirito e l’essenza che crollano al dettaglio, una pratica germanica appunto ma operata da un mammone spaghettaro, e il sospetto che dall’altra parte il funesto demiurgo teutonico faccia la stessa cosa, cercando di capire se sia meglio la linea retta o lo scarabocchio. Quindi mi fermo agli inni nazionali e al lutto sul braccio accordato protocollato dai burocrati dell’UEFA su richiesta italica in commemorazione delle vittime di Dacca. L’abbiamo bello che capito che il “Je suis” è una delle più infami stronzate del nuovo secolo, un ruttino prodotto in poltrona davanti al sangue che preme sugli schermi, senza uscirne. L’immedesimazione con le grandi fratture della storia e l’empatia per il singolo sfornate dallo sterminato cuore dell’industria sentimentale mediatica. Non c’è grande fratello, per quanto mi riguarda è in gran parte una proiezione fisiologica della meschina pigrizia umana, che spesso piange sul golgota occidentale e se ne fotte di negri, maomettani, mandarini, pellerossa eccetera. Se guardiamo alle proporzioni anche di giapponesi e italiani. Per non parlare delle suocere. È la sindrome di John Wayne, funziona così, anche se poi lo si chiama orientalismo o egemonia culturale o vattelapesca. Mi consolo pertanto con un partigiano che sapeva bene che le nazioni sono un male necessario, ci godeva a battere i crucchi sul campo dopo tanta morte, di quella vera. Con leggerezza, certo. E nel discorso di fine anno del 1982 fu l’unico a scagliarsi contro il massacro di Sabra e Shatila, 2000 palestinesi (vecchi donne e bambini) trucidati a Beirut dai falangisti con la collaborazione di Israele. Dice niente?

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)


“Ero pronto, sarebbe stato bello scrivere un volteggio sull’ennesima vittoria delle cicale mediterranee contro le formiche wagneriane, la battaglia fra l’intelligenza di fluire con il caos e il pensiero che come un fabbro cerca di piegarlo.”
(da MA QUESTA NON È UNA PIPA di Luca Foschi)

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