MANGIARE GUARDANDO UN RELITTO


Editoriale del 31 luglio 2014

Negli ultimi due anni ho trascorso molto del mio tempo all’Isola del Giglio, impegnato nella più stupida delle ricerche: cosa si prova a mangiare guardando un relitto, pensando al più assurdo naufragio della storia marinara, alla più inutile delle tragedie. Estate e inverno, ho fatto colazione, pranzato e cenato in terrazze sul porto, mescolato a ingegneri, comandanti, sottosegretari, guardiacoste, giornalisti, saldatori, palombari, scienziati e turisti. Sempre col disastro negli occhi. Conosco a memoria il menù di tutti i ristoranti da cui si vedeva la carcassa e mi sono ingozzato fino alla nausea di polpette di razza e patate, pesce in crosta e tagliolini alle acciughe fresche serviti in roventi pentole di alluminio, aspettando che quel bestione si sollevasse, galleggiasse e ripartisse. A Genova ho deciso che bastava e ho scelto a caso una trattoria in centro in cui mangiare senza avere di fronte quel relitto, a cui mi ero alla fine affezionato. E invece, mentre mi punivo con un piatto di scotte linguine allo scoglio, mi sono trovato a seguire commosso su uno schermo il trionfale arrivo in porto di ciò che rimaneva di nave Concordia, assieme a una cameriera dalle lunghe unghie finte e a un cuoco cingalese che puzzava di fritto.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

da Revolver (2005) diretto da Guy Ritchie, con Ray Liotta

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