MANGIATO IN FRETTA? MANGIATO PESANTE?


Editoriale del 16 aprile 2019

Oggi “Blob” festeggia trent’anni. La trasmissione di montaggio più longeva della storia della tv (in onda ininterrottamente da allora tutti i giorni su Rai3) anticipò genialmente nella forma la visione zapping tipica dell’era postmoderna e nel contenuto la necessità di una valvola di scarico che, omeopaticamente, facesse digerire allo spettatore il malloppo ingurgitato via video durante la giornata, riproponendolo frantumato. Una via di mezzo tra un flusso di vomito che si libera dei residui visivi del palinsesto e l’idraulico liquido che stasa le incrostazioni di un immaginario irrancidito. Le prime stagioni iniziavano infatti con le parole “mangiato in fretta? mangiato pesante?” e l’immagine del tuffo di una pastiglia di alka seltzer in un bicchiere d’acqua. Rivedere decontestualizzate e frullate tra loro, senza distinzione di generi, schegge della tv del giorno precedente, mescolando politici e fiction, momenti alti e bassi, accostando volgarità e pezzi di telegiornale, sport e canzoni, il presidente della repubblica e la televendita, la cronaca nera e gli sketch comici, fu la migliore dimostrazione del celeberrimo slogan di Marshall McLuhan “Il mezzo è il messaggio”. Il flusso ininterrotto della tv impagina allo stesso modo il papa e Vanna Marchi, il delitto di mafia nel servizio del tg e le ballerine che sculettano nel varietà. Non vale più il vecchio detto “In chiesa coi santi, alla taverna coi ghiottoni”: santi e ghiottoni, chiesa e taverna, morti ammazzati della realtà e della fiction, le vittime del terremoto e i concorrenti del quiz, tutti ben shakerati, formano all together la compagnia di giro della televisione, il cast eterogeneo per tutto quanto fa spettacolo. La finale di Sanremo come la diretta dell’11 settembre 2001. Nutrito dal maestro Guy Debord, fu Enrico Ghezzi a ideare e dirigere genialmente lo spezzatino mediatico. Un “Blob” che nascesse oggi dovrebbe sfilettare pure Netflix e Sky, Facebook e Instagram, YouTube e Skype, compresa la playstation. Mangiamo sempre più in fretta e molto più pesante. Siamo così intasati che l’immagine del “fluido che uccide”, tratta dal film di fantascienza che dette il titolo alla trasmissione, quella massa gelatinosa che rotola per le strade ed esce dalle fogne per inghiottire tutti gli umani, anziché terrorizzarci, ci fa quasi tenerezza: nel finale scoprono che basta congelarla per sconfiggerla, mandandola in frantumi. C’è il sospetto che nella realtà odierna si siano rovesciate le parti: l’identità dell’uomo (se non proprio congelato, perlomeno frigido) è in frantumi e il blob mediatico continua a inghiottire letteratura e giornali, cinema e musica, amicizia e amore, giochi e lavoro. I nostri stomachi si sono irrobustiti, i pollici si sono velocizzati sulla tastiera, abbiamo eliminato tante lentezze palloccolose, però l’umore è un po’ nevrotico e la mente più confusa. Ci vorrebbe un’altra genialata che smontasse e rimontasse il nuovo megaflusso per farci digerire.

Fabio Canessa
Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan

Le prime stagioni iniziavano infatti con le parole “mangiato in fretta? mangiato pesante?” e l’immagine del tuffo di una pastiglia di alka seltzer in un bicchiere d’acqua. (da MANGIATO IN FRETTA? MANGIATO PESANTE? – Editoriale di Fabio Canessa)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA