MANGIATORI DI FEGATO


Editoriale del 15 giugno 2017

Se un giorno volessi provare a convincermi a diventare vegetariano (un po’ come decidere di smettere di fumare) inizierei chiedendomi perché continuo a mangiare fegato. Addirittura in cinquantadue modi, marinato, arrosto, brasato, fritto o impanato. Mi piace, ma è sempre una prova di coraggio, anche se evito di mangiarlo crudo. Da morto il fegato è il più morto degli organi. Il fegato, per quanto se ne vantino le caratteristiche nutrizionali, è per sua natura inquinato, tossico, chimico, grasso, albergo di parassiti incistati. Sorvoliamo su quello di oche e anatre, oggetto di speciali attenzioni e ingozzamenti. Ma del fegato di un bovino adulto o di un vecchio tonno cosa si può dire? Che, proprio come il mio, ha accumulato negli anni piombo, cadmio, mercurio e decine di altre sostanze tossiche, dai pesticidi alle diossine. E pure l’olio di fegato di merluzzo, punitivo e disgustoso ma magnificato per le sue virtù, non scherza. Il rischio supera il beneficio? Difficile da stabilire.
In conclusione: continuerò a mangiare fegato. In cinquantadue modi. Sapendo di ingerire una salutare schifezza.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

continuerò a mangiare fegato. In cinquantadue modi. Sapendo di ingerire una salutare schifezza (da MANGIATORI DI FEGATO – editoriale di Marco Schintu)

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